L’Africa degli africani

images UNONella Nigeria del nord è ormai una mattanza. E, come nei peggiori film di fantascienza, da un mostro come la setta islamica Boko Haram sembra nascano altri piccoli mostri, sette sempre più sanguinarie e più surreali. Solo nelle ultime ore si parla di decine di morti tra poliziotti, agenti, civili e terroristi.

Il nord della Nigeria non è un caso isolato, anzi. Il terrorismo islamico armato è ormai un fenomeno diffuso: in Africa Orientale la sconfitta militare dei miliziani Shebab ha creato una sorta di moltiplicazione dello stesso fenomeno che ormai si manifesta in tutta la costa orientale africana, dal Nord della Somalia, appunto, fino alla Tanzania, paese, quest’ultimo, stabile e con un sistema democratico sperimentato. Pochi giorni fa un attentato in una chiesta cristiana della regione di Arusha ha messo sotto shock una popolazione abituata a veder convivere islamici-cristiani-animisti in un sistema più che tollerante, addirittura integrato e collaborante.

Poi c’è il Mali. Una guerra tutt’altro che vinta contro l’integralismo islamico armato che anzi si è irradiato in tutta la regione. I governi dell’Africa Occidentale hanno lanciato l’allarme: membri di Al Qaeda per il Maghreb Islamico, del Gruppo Salafita per la predicazione e il combattimento, dei combattenti del Movimento per l’Unicità e il Jihad si sono rifugiati in Costa D’Avorio, in Burkina Faso, in Niger, in Mauritania, addirittura in Senegal, in Liberia e Sierra Leone.

Insomma l’Africa tutta sembra essere diventata un enorme territorio conteso tra le forze dell’Occidente (che per la verità sono un po’ decadenti e perdono posizioni) e quelle dei cosiddetti BRICS, cioè le potenze emergenti sul piano economico (aggressive in quanto a penetrazione finanziaria ma, per il momento rinunciatarie sul piano politico), e una potente forza politico-religiosa che sta mettendo in campo una formidabile “potenza di fuoco”, cioè fiumi di denaro, di armi, di esplosivo, di combattenti.

L’Africa subisce pressioni enormi ed è vittima di una mancanza di equilibrio e di stabilità che produce tensioni laceranti che sono sempre più devastanti perché il continente, di fatto, non ha una classe politica in grado di gestire e di capitalizzare queste tensioni. Se ci fosse una classe politica in grado di farlo oggi l’Africa sarebbe veramente candidata ad essere una delle potenze del futuro. Invece le élite africane sono composte da famiglie dittatoriali onnivore, corrotte, incapaci, vendute al miglior offerente.

Di contro l’Africa ha una società civile tra le più sveglie e vivaci di tutto il pianeta: scrittori, intellettuali, tecnici, giornalisti. Far crescere il continente significa dare spazio a questa società civile, offrire loro una scena sulla quale raccontare le loro società e fare le loro proposte.

Di certo l’Africa tra qualche decennio avrà un volto diverso da quello che noi conosciamo ora. Sarà plasmato da quelle forze di cui sopra. O meglio, dalle forze vincenti che saranno in grado di imporre un equilibrio. Ci saranno gli africani?

1 comment for “L’Africa degli africani

  1. 10 maggio 2013 at 20:13

    Siamo lieti conoscervi., Roland E Serge Nzonzi su facebook.

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