Lampedusa e la strage degli eritrei. Non basta una inchiesta

indexLe ultime notizie parlano di una inchiesta in Italia che avrebbe portato all’arresto di alcuni responsabili della tratta di esseri umani e in particolare di alcuni soggetti implicati nel naufragio del 3 ottobre scorso in cui morirono centinaia di eritrei.
Notizia positiva (i criminali vanno fermati) ma non sufficiente a mettersi il cuore in pace. Quei criminali arrestati saranno presto sostituiti da altri, almeno fino a che persisterà il problema all’origine, cioè lo spietato regime eritreo che costringe alla fuga migliaia di persone al mese.

In tutta la diplomazia internazionale che si muove per condannare il regime di Asmara, l’Italia brilla per assenza. La relatrice dell’Onu per i diritti umani in Eritrea, Sheila Keetharuth, ha denunciato nuove massicce violazioni nel paese del Corno d’Africa tanto che il Consiglio dei Diritti umani delle Nazioni Unite ha ordinato una inchiesta che porti alla luce nomi e cognomi dei responsabili.

Il Consiglio ha ordinato l’inchiesta sulla base delle massicce violazioni che spingerebbero migliaia di eritrei a fuggire dal paese ogni mese, come denunciato nei giorni scorsi da Sheila Keetharuth.

Secondo la relatrice dell’Onu circa 2000 persone fuggono ogni mese verso la vicina Etiopia, e nel solo mese di maggio altre 2000 hanno scelto l’esilio verso il Sudan. Il rapporto della relatrice si è concentrato sulle detenzioni e sugli arresti arbitrari e sul servizio militare che per i giovani eritrei si protrae a oltranza.

Il rappresentante di Asmara al Consiglio ha bollato, ovviamente, il rapporto come “politicamente motivato”. “Chiedo al governo eritreo l’immediato rilascio, a meno che non vengano legalmente processati, di tutti i detenuti arrestati per aver espresso le proprie opinioni o per le proprie credenze religiose, tra cui il gruppo di giornalisti G-15 arrestati nel 2001”. E’ l’appello di Sheila B. Keetharuth che ha espresso preoccupazione per le persone detenute in Eritrea, il cui numero resta ignoto, in carceri segreti. Si stima che migliaia di persone siano rinchiuse in centri non registrati e senza processo.

Il mese scorso il governo di Asmara aveva dato un piccolo segnale di apertura facendo liberare otto detenuti, la maggior parte dei quali erano stati arrestati nel 2005 e nel 2006. Tra di loro figuravano due medici e dipendenti governativi. Poi di nuovo il silenzio e la chiusura.

Vanno bene le inchieste e gli arresti, ma non si pensi di avere fatto tutto il possibile. Il problema centrale resta l’isolamento del regime eritreo, la condanna dei suoi leader e magari una inchiesta del tribunale dell’Aja.

La gaffes del comune di Bologna (si veda il post precedente) e il silenzio o l’imbarazzo della nostra diplomazia non depongono a favore dell’Italia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *