Land Grabbing? Vedi sotto la voce colonialismo

imagesEcco come vanno le cose. Il fenomeno del Land Grabbing in Africa è in grande espansione. Sembra che capi di stato e classi politiche al potere abbiano individuato in questa pratica un modo per realizzare profitti senza dover fare investimenti o complicati contratti con imprese e multinazionali. Quasi ogni giorno dall’Africa arrivano notizia di vendita (o cessioni per decenni) di terre a imprese o nazioni, quasi sempre asiatiche o del mondo arabo.

Uno dei paesi africani più attivo in questa pratica è il Congo Brazzaville, uno dei pochi territori sul quale la foresta primaria è considerata una risorsa eco-ambientale preziosa. Foresta che è già stata messa in pericolo per i contratti con l’Italiana Eni per l’estrazione di petrolio dalle sabbie bituminose.

La notizia di questi giorni è che 180 mila ettari di foresta vergine nel bacino del Congo stanno per essere trasformati in una delle piantagioni di palme da olio più estese d’Africa. Il progetto è coordinato da una società della Malesia leader mondiale del settore la Wah Seong Berhad che investirà nella piantagione e negli impianti di trasformazione l’equivalente di 567 milioni di euro. Dopo l’entrata in produzione, prevista nel 2017, questi investimenti dovrebbero permettere di raggiungere quota 720.000 tonnellate l’anno di olio.

E’ l’ennesimo contratto business per il presidente Denis Sassu N’Guesso. Nel 2007 80 mila ettari di foreste erano già stati dati in concessione dal governo congolese a una società sudafricana specializzata nella coltivazione del granturco.

L’olio di palma si sta rivelando una delle produzioni più ricercate sulle quali investire in Africa. E’ un mercato che cresce del 9% l’anno. I colossi del settore, per lo più asiatici, hanno creato piantagioni anche in Liberia, Gabon e Camerun. In quest’ultimo paese la nuova coltura ha suscitato da subito l’ostilità dei contadini e delle associazioni ambientaliste. In molti casi, anche nella stessa Malesia, la trasformazione a scopi industriali di aree di foresta o coltive ha finito per privare di mezzi di sussistenza le comunità locali e per arrecare danni irreparabili all’ambiente. Proprio per questo, evidentemente, il governo malese ha trovato più conveniente investire nei terreni africani.

La pratica del Land Grabbing e la sua espansione in Africa rischiano di essere ancora peggiori, in quanto a concezione della sovranità nazionale, di cio che è stato il colonialismo. Certo, dà un grosso impulso alla crescita economica dei paesi che mettono a disposizione le loro terre. E questo, spesso, è sufficiente per predire un futuro meraviglioso ai popoli africani che hanno la fortuna di vivere in nazioni i cui presidenti “vendono” senza scrupoli un bene collettivo come il territorio.

Il colonialismo ha creato paesi che producono, ancora oggi, un solo prodotto (arachidi, cotone, caffè, cacao) destinato all’esportazione. Era una imposizione che rientrava in un programma preciso dei colonizzatori…che non hanno perso il vizio perchè con la pratica del Land Grabbing avviene esattamente lo stesso.

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