L'attesa madre di tutte le stragi nel Mediterraneo

L’attesa madre di tutte le stragi nel Mediterraneo


Il naufragio più grande di tutti i tempi nel Mediterraneo. L’ultima strage in mare ha ormai questo nome, si parla di quasi mille morti e tra loro diverse decine di bambini. Chiusi nelle stive come pecore o mucche, strabordandi dai parapetti arrugginiti da una imbarcazione che non avrebbe più dovuto prendere il mare e che invece è stata riempita fino all’inverosimile di storie e di speranze ed è andata a fondo…come previsto, come ci si attendeva, come è stato annunciato più volte da chi segue le vicende dell’immigrazione, da chi conosce il Mediterraneo, da chi sa studiare la storia e l’attualità.

Gli unici che non hanno capito, gli unici sordi, gli unici che hanno avuto il coraggio e la faccia tosta di volgere lo sguardo da un’altra parte sono stati i politici. Gli stessi che in queste ore parlano di emergenza, di necessità di provvedimenti urgenti e straordinari. Era previsto anche questo, in molti avrebbero potuto prevedere questa reazione, avrebbero potuto pronunciare in anticipo le parole che in queste ore stanno pronunciando i politici…
I politici (o la politica?) hanno altre priorità: il pareggio dei conti, il rigore dell’economia…

Così oggi l’ultima strage nel Mediterraneo tornerà a fare parlare dell’utilità di “Mare Nostrum” e della necessità di pacificare la Libia in modo da avere un governo riconosciuto con il quale stringere accordi per limitare l’afflusso di migranti sulle coste nord del Mediterraneo. Come si faceva con Gheddafi.

Tutto previsto, anche questo. Tutto atteso. E tutto si è verificato con una puntualità svizzera inquietante. Da questo blog, qualche tempo fa, avevo assegnato il “mio” premio Nobel per la pace agli uomini che avevano concretamente fatto “Mare Nostrum”.

Oggi si può assegnare un premio solo in negativo. In questa vicenda delle migrazioni non c’è nessuno che abbia un merito. E noi non abbiamo più parole. Solo i politici continueranno a parlare.

1 comment for “L’attesa madre di tutte le stragi nel Mediterraneo

  1. piero
    20 aprile 2015 at 12:35

    Tutti a parlare di come fare a far si che le barche non affondino, sembra che il problema sia questo, dando per assodato che per andare da un paese (africano) ad un altro (europeo) occorra necessariamente attraversare il deserto, passare per le carceri e le polizie di frontiera, evitare taglieggiamenti e stupri, affrontare un elevato rischio di naufragio e finalmente – voilà – l’arrivo a destinazione
    A me questo modo di viaggiare non sembra esattamente normale.
    Da Moldavia, Albania, Romania, Sudamerica e da un considerevole numero di altri paesi si viaggia verso l’Europa molto più comodamente e non mi pare che ci sia una invasione da tali paesi. Tra l’altro preferirei che un migrante li spendesse in Italia i 10mila € (al netto del costo del biglietto aereo) che servono per affrontare l’odissea di un viaggio del genere.
    Riconosco che una tale soluzione non può essere applicata unilateralmente dall’Italia, ma non mi pare che ci sia altro modo per regolamentare un movimento umano di questo genere: aprire le ambasciate e far si che chi vuole venire in Europa ci arrivi nel migiore dei modi e senza rischi. Attualmente per viaggiare in Italia occorrono documenti, denari, fidejussioni, richieste nominative e complicazioni tali da non lasciare altra alternativa che il barcone.

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