L’avanzata di Ebola

Nella regione del Grandi Laghi Ebola avanza. Dall’Uganda il virus ha cominciato a colpire nell’est del Congo. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’epicentro dell’epidemia si trova nella città di Isiro: undici i morti finora su diciotto contagiati. Ebola ricompare periodicamente in questa regione e uccide implacabilmente. Non ci sono cure. La malattia è molto contagiosa ed è caratterizzata da febbre, vomito, coliche addominali e diarrea con perdita di sangue. Si trasmette per contatto diretto con sangue e secrezioni corporali, per via sessuale e per contatto diretto con cadaveri contaminati. Il virus pare abbia avuto origine nel profondo della foresta pluviale e che l’animale portatore sia stata una scimmia che ha “prestato” il suo organismo, come un laboratorio, per fabbricare un virus che potesse anche annidarsi negli organi umani per distruggerli.

Quando, come in questo caso, il virus riaffiora e comincia a uccidere i provvedimenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono drastici, giustamente. Sono talmente drastici che se venissero presi in Europa o in qualche paese occidentale scatenerebbero reazioni da far preoccupare i politici. Per evitare il diffondersi del contagio infatti bisogna isolare le zone dove vengono registrati casi di malattia: nessuno si può spostare, nessuno può lasciare i villaggi nemmeno per andare a coltivare i campi fuori dalla zona considerata contaminata. Allo stesso modo nessuno vi può accedere. Le persone che entrano in contatto con contagiati e con i deceduti vengono messe in rigoroso isolamento, spesso sono decine (a Isiro, in questo momento, sono 170). Immaginatevi questi provvedimenti in una delle nostre città! Se ciò potesse accadere, immediatamente gli sforzi di studiosi, ricercatori e gli investimenti delle multinazionali farmaceutiche si concentrerebbero sul ritrovamento di medicine in grado di neutralizzare il virus, o di immunizzare la popolazione, o di curare la malattia una volta che la si è contratta. Ma Ebola, seppure spaventosa, non riesce a varcare i confini delle regioni equatoriali africane, i casi di contagio e di morte sono, tutto sommato, limitati e, in genere, l’epidemia viene tenuta sotto controllo senza rischi concreti di espansione. L’Occidente è salvo.

 

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