Le acque del fiume Nilo: una volta c’era il petrolio

images“Tutte le opzioni sono al vaglio, l’Egitto non ammetterà la perdita di una sola goccia della sua acqua”. Questa minacciosa frase è stata pronunciata due giorni fa dal presidente egiziano Morsi. E’ rivolta all’Etiopia che ha cominciato i lavori della cosiddetta Diga del Millennio per la quale è prevista la modifica del corso del Nilo Azzurro.

La frase è stata pronunciata dall’attuale presidente egiziano, ma avrebbe potuto essere pronunciata allo stesso modo, con la stessa tutt’altro che velata minaccia, dall’ex presidente Mubarak, o da Nasser, o addirittura dai Faraoni. L’Egitto sarà un paese in preda alla confusione, una nazione che non ha ancora risolto la sua rivoluzione ma su una cosa ha le idee chiarissime, chiunque ci sia al potere: le acque del Nilo gli appartengono da sempre. E’ una questione storica. Di più è una legge divina.

Si può comprendere questo atteggiamento se si pensa che l’intera vita in Egitto dipende da quelle acque: non ci sarebbe stato l’impero dei Faraoni, non ci sarebbe stato il ruolo strategico dell’Egitto, il paese non sarebbe potuto crescere demograficamente e arrivare agli attuali oltre 80 milioni di abitanti, non ci sarebbe stata agricoltura e tutto ciò che ne consegue. Il limo trasportato dalle piene del fiume rende fertile il deserto del Sahara e da millenni fa dell’Egitto ciò che è.

Chi in una giornata limpida viaggia in aereo su qualche rotta che porta dall’Europa all’Africa Orientale e fa mente locale può capire: si vede una ampia striscia verde azzurro serpeggiareper chilometri in un mare color ocra, il fiume e il deserto, appunto.

Ecco, l’Egitto non può rinunciare a tutto questo. Non è compatibile con la vita. Un trattato internazionale dei primi anni del secolo scorso sanciva il diritto del Cairo di ottenere il 90 per cento delle acque del Nilo. Per la verità quel trattato prevedeva l’uso sia per l’Egitto che per il Sudan che una volta era o dipendeva dall’Egitto.

Ora tutto questo è messo in discussione. Quel trattato internazionale è considerato non più valido dai paesi che stanno a valle del fiume, cioè Uganda, Burundi, Kenya, Ruanda, Tanzania e, naturalmente, Etiopia.

Addis Abeba ha ratificato un nuovo trattato che prevede percentuali dell’utilizzo dell’acqua diverse da quelle storiche. Insomma il nuovo trattato prevede l’esistenza anche di altri paesi che hanno diritto ad usufruire di quelle preziose acque.

E’ un conflitto aperto e al momento insanabile. L’Egitto sa di avere bisogno entro il 2050 di 21 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno in più rispetto ai 55 milioni che attualmente rispondono al fabbisogno nazionale.

L’Etiopia sa di avere assoluto bisogno per il suo sviluppo dell’energia idroelettrica prodotta dalla diga del millennio. Due giganti d’Africa, l’Egitto e l’Etiopia sono in rotta di collisione e nessuno, per il momento, ha una soluzione praticabile.

2 comments for “Le acque del fiume Nilo: una volta c’era il petrolio

  1. 14 giugno 2013 at 20:47

    Di questa questione erano anni che se ne parlava. Tutto sotto traccia nella speranza di un accordo condiviso. Fra un po’ l’avvio della guerra dell’acqua da sempre denunciata come probabile e oggi, con la posizione dell’Etiopia più vicina. Certo c’è anche da dire che l’Etiopia con questa diga con di produrre 6000 MW e diventare in questo modo esportatore di energia. Ne vale la pena?

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