Le parole del Papa

Il Papa alla Casa Bianca

Il Papa ha parlato al Congresso americano, ha parlato all’assemblea generale delle Nazioni Unite, ha incontrato Obama, ha fatto i consueti bagni di folla negli Stati Uniti. In tutto questo diplomazia zero: Bergoglio ha fatto richieste e commenti che sarebbero state bene in bocca di qualche vetero di sinistra, qualche terzomondista impenitente, addirittura mi è sembrato che anche qualche giovane dei centri sociali vi si sarebbe potuto riconoscere.

Ha parlato di povertà e ricchezza come di due realtà di un sistema di vasi comunicanti truccati: la troppa ricchezza da una parte è ottenuta grazie alla povertà dell’altra parte, le regole del commercio mondiale sono fatte dalla parte più ricca del pianeta che ovviamente tende a riprodurre la proria ricchezza.

E poi i disastri ambiantali (di cui ha parlato proprio mentre divampa lo scandalo Volkswagen): chi paga il prezzo più alto per i cambiamenti climatici, la desertificazione, l’inquinamento sono ancora una volta i poveri. E poi le armi: al Congresso degli Stati Uniti ha praticamente detto che ci sono le guerre perché l’America che loro (senatori e deputati) governano vende armi nel mondo. Una bella stoccata.

Poco prima aveva stretto la mano a tutta la famiglia Obama al completo e poco dopo è andato a prendersi il suo bagno di folla per le strade di Washington. Insomma, non c’è male: il sottoscritto, o qualche leader della minoranza PD, o di rifondazione, o di Sel, nemmeno qualcuno dei cinque stelle, avrebbe saputo fare di meglio.

Il problema è che il papa ha detto queste cose, tornerà in Vaticano, i giornali spegneranno i riflettori sul suo viaggio, i leader e i politici che hanno ascoltato le sue parole le metteranno da parte e tutto continuerà come prima.

Sì, perché non bastano le parole, non basta qualche uscita mediatica, per cambiare le cose bisogna fare politica, non ci sono scorciatoie. Significa che quanti hanno condiviso le parole del Papa dovrebbero, per esempio, mettere in discussione gli accordi commerciali che proprio di questi tempi Europa e Stati Uniti stanno concludendo con molti paesi di Africa/Caraibi/Pacifico.

Significa che dovremmo pagare il giusto prezzo prodotti come il cotone, il Thè, il Caffè, la gomma arabica, il petrolio, il rame, il cobalto. Pagare questi prodotti il giusto prezzo significa danneggiare le nostre multinazionali e, di conseguenza, i nostri Pil costruiti intorno al nostro livello di benessere. In ogni caso “Bravo, Papa!”. Non so se i suoi predecessori avrebbero usato le sue parole… quelle parole. Certamente sarebbero stati più diplomatici

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