L’epicentro del default

Sono il corollario immancabile dei conflitti, il prodotto degli eccessi incontrollati della natura, la conseguenza dei disastri provocati dall’uomo. Sto parlando dei rifugiati di cui oggi ricorre la giornata mondiale proclamata dalle Nazioni Unite.

Il rifugiato è l’unico soggetto che non possiede veramente nulla: non ha casa, l’ha abbandonata, non ha denaro né ricchezze di alcun tipo, non ha un luogo dove andare e spesso non ha più nemmeno persone care. Il rifugiato è solo e di solito ha gli occhi grandi, spalancati: occhi che parlano, occhi che hanno registrato e impresso il mostro che lo ha costretto a fuggire: la guerra, la siccità, la carestia, lo tsunami, il terremoto, l’alluvione….

Da sempre i rifugiati sono il termometro del livello di civiltà di una società. Nelle guerre dei nostri tempi – e soprattutto nelle guerre africane – i rifugiati spesso diventano una variabile dei conflitti. Da una parte e dall’altra vengono usati come una sorta di ricatto, come un arma per ottenere dei benefici, o degli aiuti, o dei vantaggi.

Le volte che mi sono trovato in un campo profughi (e mi è capitato spesso) ho sempre avuto l’impressione di essere – e lo dico con le parole di moda in questi tempi di terremoti geologici e economici – nell’epicentro del default.

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