L’epicentro della guerra

La notizia è significativa. La si potrebbe sintetizzare dicendo: “Ecco cosa succede a chi vuol cambiare le cose”, oppure: “L’origine dei conflitti. In Nigeria, da settimane, la riforma del settore petrolifero voluta dal presidente federale Goodluck Jonathan, è ostaggio di veti incrociati alla Camera e al Senato. Da settimane in Nigeria la classe politica parla solo di questo sebbene il paese sia gravato da problemi enormi e da affrontare con urgenza.

Il fatto è che la Riforma prevede due cose: un aumento dei prelievi fiscali che, comunque, rimarranno meno onerosi rispetto, per esempio, ad un altro grande produttore del continente, l’Angola. Proprio l’aumento dei prelievi fiscali ha fatto scattare una sorta di sollevazione da parte delle compagnie petrolifere come Royal Dutch Shell ed Exxon Mobil che, ovviamente, hanno mosso schiere di deputati e senatori che, quasi certamente, sono, prudentemente nel caso di situazioni come questa, sul loro libro paga.

La seconda novità che la Riforma prevede è che le autorità degli stati dai quali il petrolio viene estratto hanno diritto a trattenere il 10% delle entrate provenienti dalla vendita del greggio alle compagnie. Su questo punto sono scesi in campo parlamentari e governatori dei diciannove stati del Nord, dove non c’è petrolio ma che hanno sempre usufruito dei proventi della vendita all’estero in percentuali anche molto più alte del Sud. Leggi che prevedevano queste inique divisioni erano state fatte (e sono intoccabili, politicamente, ancora oggi) quando al potere in Nigeria c’erano giunte militari espressione dell’élite politica dl nord.

Secondo i parlamentari e i governatori del nord l’istituzione del 10% aggrava uno squilibrio già evidente nella distribuzione della ricchezza. Uno squilibrio cresciuto negli ultimi due anni durante la presidenza di Jonathan, primo capo di Stato originario del Delta del Niger, la regione meridionale dove si concentra il 90% dei giacimenti petroliferi del paese.

Non è secondario ricordare che il presidente Jonathan era riuscito a trattare la pacificazione  con i guerriglieri del Mend, formazione del Delta del Niger protagonista di sequestri e clamorosi attacchi a postazioni petrolifere, proprio promettendo che una percentuale significativa di proventi derivanti dalla vendita del greggio sarebbe rimasta negli stati produttori che, tra l’altro, subiscono i maggiori danni ambientali e hanno le popolazioni più povere di tutto il paese.

La promessa di questa concessione, probabilmente, aveva fatto scattare le ire di politici e militari del Nord che, secondo molti analisti, avevano caldeggiato con denaro, armi, esplosivi la crescita di una surreale setta islamica come Boko Haram che in pochi anni era passata da attacchi con bastoni e machete a vere e proprie offensive con armi automatiche, esplosivi e lanciarazzi. In sostanza i sanguinosi attacchi di questi anni contro le chiese cristiane del Nord non sarebbero altro che una forma di ricatto al potere centrale da parte di queste élite politiche che si vedono private di un vantaggio al quale non vogliono rinunciare.

Quando nel futuro vi parlerò di attacchi, di attentati, di scontri nel Nord della Nigeria o nel Delta del Niger ricordate quali sono, quasi sempre, le origini delle guerre e dei conflitti che vengono fatti passare per religiosi o etnici.

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