L’epopea delle grandi opere

imagesQuesti nostri tempi in Africa saranno ricordati come i tempi delle Grandi Opere. Nel continente sono cambiate le città, basta non andarci per qualche anno e le si ritrova irriconoscibili: nuovi aeroporti, stadi, palazzi presidenziali e ministeriali, circonvallazioni, ponti, immensi centri commerciali.

Ma da che mondo è mondo le grandi opere sono le dighe. E infatti, in Africa, vengono costruiti, o progettati, mega sbarramenti un po’ dappertutto. Oltre alla diga del millennio, o della rinascita, in Etiopia sulle acque del Nilo Azzurro ce ne sono in progettazione due sul fiume Zambesi e una terza sul fiume Congo che si chiamerà Inga 3, dopo le due precedenti con lo stesso nome, tutte facenti capo alla Repubblica Democratica del Congo e tutte a valle della capitale Kinshasa, sulle spettacolari rapide del fiume che dà il nome al paese.

Il governo ha già approvato il progetto (capofila dovrebbero essere imprese cinesi e coreane), nel 2015 prenderà il via la prima fase dei lavori e antro il 2020 i lavori dovrebbero essere conclusi.

Le cifre sono strabilianti: questa diga costerà l’astronomico prezzo di ottanta miliardi di dollari e avrà una capacità di produrre energia equivalente a venti centrali nucleari. Tutto questo dovrebbe avvenire in un paese poverissimo, senza strade asfaltate, senza tecnici e con un PIL annuale di soli 21 miliardi di dollari.

Sulla carta però Kinshasa dovrebbe diventare una super potenza dato che l’energia prodotta dal “Sistema Inga” fornirà energia a tutti i paesi della regione, anche a quelli del Maghreb e ai paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo.

Anche ai tempi di Inga 1 e Inga 2 si dicevano le stesse cose. Questi due sbarramenti sono datati 1972 e 1982 ma da allora non sono mai entrati a pieno regime e il Congo è rimasto un paese senza strade, senza un sistema sanitario e educativo e senza elettricità nel senso che, a parte la capitale e alcune altre grandi città (nelle quali i black out sono frequentissimi) i villaggi sono senza luce.

L’energia prodotta da Inga 1 e 2 va tutta, o quasi tutta, al settore estrattivo, cioè a vantaggio delle multinazionali straniere che esportano immediatamente i minerali, dato che nel paese non c’è una industria di trasformazione o di lavorazione delle risorse, minerarie e anche agricole.

Il fatto è che nell’epoca delle Grandi Opere in Africa nessuno vuole prendere lezioni dal passato o dall’esperienza. Si tratterebbe di lezioni che imporrebbero una inversione di marcia. L’Africa infatti non ha bisogno di Mega Sbarramenti, di Mega Opere. Sarebbero molto più efficaci reti di piccole dimensioni e progetti a costi contenuti. L’Africa è grande e ha una densità abitativa che consentirebbe progetti meno faraonici, meno costosi e più efficaci.

Ma la formidabile crescita economica che fa da specchietto per le allodole agli investimenti stranieri e gli interessi delle onnivore classi politiche africane hanno altri interessi. E allora, Grandi Opere!

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