Lettera a mia moglie (e a tutti quelli che non restano a guardare)

Lettera a mia moglie (e a tutti quelli che non restano a guardare)

foto migranti

Quella che segue è la lettera di Marco Trovato, direttore della rivista Africa, scritta alla moglie che ha passato alcune settimane su un isola greca ad assistere e aiutare le decine di migliaia di afghani, siriani, iracheni che rischiano di morire nell’Egeo e poi vengono mantenuti, praticamente in lager, sulle isole che hanno raggiunto. L’Europa non li vuole e ha eretto muri, barriere. E si è messa dei paraocchi per non vedere. La storia però non occulta nulla…Ecco la lettera.

Un giorno non troppo lontano i giovani leggeranno sui libri di storia le vicende dei nostri tempi. Proveranno indignazione nell’apprendere che nel XXI secolo gli europei – artefici di una civiltà fondata sulla difesa dei diritti inalienabili di ogni individuo – eressero muri ai loro confini e militarizzarono le loro frontiere per tentare di respingere miriadi di profughi bisognosi di aiuto.

I giovani del futuro resteranno increduli e inorriditi nel comprendere che quegli esseri umani scappavano da guerre, dittature, miseria… spaventose crisi umanitarie che gli stessi europei avevano contribuito ad alimentare con la loro dissennata politica. Proveranno un moto di sdegno e di rabbia nel pensare ai misfatti della nostra epoca, come l’abbiamo provato noi quando sui banchi di scuola abbiamo appreso dei roghi di “streghe” nel Medioevo, dei milioni di persone ridotte in schiavitù durante i secoli della Tratta, dell’Olocausto nei campi di concentramento nazisti, di interi popoli sterminati in nome di Dio o di interessi più terreni.

I giovani del futuro leggeranno sui libri di scuola che nel XXI secolo decine di migliaia di persone affogarono nel Mediterraneo o morirono di stenti sulle rotte delle migrazioni nel disperato tentativo di approdare in Europa. Comprenderanno che questa immane ecatombe fu la vergogna dei nostri tempi. Ci giudicheranno con severità e si chiederanno come sia stato possibile che un’intera generazione di europei avesse smarrito del tutto la propria umanità.

Ma subito dopo scopriranno che no, non tutti gli europei restarono a guardare indifferenti. Verranno a sapere che alcuni – una minoranza più consistente di quanto non pensassero – non si omologarono al diffuso atteggiamento egoista e cinico, manifestarono solidarietà ai profughi, si batterono contro la politica xenofoba e nazionalista dilagante, portarono soccorso alle masse di esuli disperati, si spinsero fino ai confini del vecchio continente per accogliere i fuggiaschi. I giovani del futuro capiranno che in ogni epoca dell’umanità la gente si è schierata: da una parte o dall’altra della storia. E coloro che hanno preferito non schierarsi, restando spettatori passivi o volgendo lo sguardo altrove – per ignavia, cinismo o banale disinteresse – hanno di fatto assecondato i più forti e prepotenti.

I pochi che hanno avuto la forza e la lucidità di andare controcorrente lo hanno fatto senza sapere come sarebbe andata a finire. Non hanno fatto calcoli di convenienza. Si sono mobilitati perché sentivano che era giusto e doveroso farlo. Nel Medioevo ci furono degli illuminati che contrastarono la caccia alle streghe; negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso ci furono coraggiosi oppositori al regime nazifascista; durante lo schiavismo ci furono attivisti dei diritti civili che si scontrarono con i negrieri; alla vigilia di ogni guerra non mancarono irriducibili pacifisti che tentarono in ogni modo di ostacolare la dilagante aspirazione bellica.

Per nessuno dev’essere stato facile sfidare il clima avverso. Vincere la tentazione di arrendersi a ciò che era ritenuto “ineluttabile”, continuare a opporsi malgrado la percezione frustrante di trovarsi di fronte a sfide troppo grandi. Taluni hanno vinto le loro battaglie, altri no. Ma quei comportamenti sono stati in ogni caso una testimonianza importante: esempi vitali di coraggio, di resistenza, di coscienza civile. Barlumi di
speranza in epoche oscure.

La tua scelta di partire come infermeria volontaria per i campi profughi in Grecia – una goccia di aiuto in un mare di bisogni – non cambierà le sorti della storia. Non assolverà l’Europa dalle sue terribili responsabilità; ma è un gesto importante perché ci aiuta a scuotere le nostre coscienze dal torpore. Ed è importante per tutti quei migranti che avranno la fortuna di incrociarti nel loro tormentato viaggio: ogni volta che donerai un po’ di sollievo, un sorriso, un gesto di comprensione e di accoglienza, ricorderai a quelle persone – e a quanti, un giorno non troppo lontano, leggeranno sui libri di storia le vicende dei nostri tempi – che no, non abbiamo smarrito del tutto la nostra umanità.

8 comments for “Lettera a mia moglie (e a tutti quelli che non restano a guardare)

  1. ELENA PIZZAGALLI
    7 giugno 2016 at 18:31

    Grazie!!! come si fa ad andare come volontaria a chi devo chiedere. Non ho competenze infermieristiche ma ho la mia umanità e voglio donarla a chi sta male. Grazie per l’articolo.

    • Daniela
      18 giugno 2016 at 13:03

      Ciao. Io tra un mese parto come volontaria in grecia ad atene.
      Tutte le informazioni le trovi sui gruppi Facebook. Te ne segnalo alcuni: information point for greek mainland volunteers.
      Information point for idomeni volunteers.

      E tanti altri, trovi tantiaaime informazioni utili per partire. C’è bisogno di tutti!

  2. ELENA PIZZAGALLI
    7 giugno 2016 at 18:31

    Grazie!!! come si fa ad andare come volontaria a chi devo chiedere. Non ho competenze infermieristiche ma ho la mia umanità e voglio donarla a chi sta male. Grazie per l’articolo.

  3. federico
    8 giugno 2016 at 06:45

    Per nostra fortuna ci sono e ci saranno sempre persone di grande umanità che si batteranno e daranno parte della loro vita , per dare aiuto e dignità a persone bisognose .

  4. Rita
    9 giugno 2016 at 15:51

    Thank you for this letter.
    Grazie per questa lettera i cui sentimenti condivido in assoluto

  5. Remo Pancelli
    9 giugno 2016 at 16:02

    …giovani del futuro resteranno increduli e inorriditi nel comprendere che quegli esseri umani scappavano da guerre, dittature, miseria… spaventose crisi umanitarie che gli stessi europei avevano contribuito ad alimentare con la loro dissennata politica…
    In queste tre righe c’é tutto. C’é la/e ragioni della storia per come TUTTI contribuiamo alla sua scrittura. Ci indigniamo, piangiamo, ci strappiamo i capelli ma è ininfluente quello che facciamo perché TUTTO ciò non accada nel futuro prossimo. Siamo dei provetti infermieri credendo cosi di lavare la nostra coscienza. NO, No, e NO. E’ il nostro stile di vita che dobbiamo, progressivamente, cambiare. Perché E’ il suo mantenimento/sviluppo che fa da volano alle “guerre, dittature, miserie, spaventose crisi umanitarie” che accadono nel mondo. Da Cristoforo Colombo a Cefis, TUTTO ciò che ne è conseguito (e ne consegue) sono considerati, dalla nostra cultura, effetti collaterali per il/del NOSTRO benessere. Ovviamente, per chi sta affogando che ci sia una mano tesa ad aiutarlo è determinante. E’ TUTTO. Ma di fronte all’inmensa tragedia che si consuma nel Mediterraneo NON E’ PIU’ SUFFUCIENTE INDIGNARSI. Pure nella Germania di hitler c’era indignazione ma con l’indignazione non si sono evitati GLI olocausti. C’è voluta l’Armata Rossa, la resistenza di Stalingrado per invertire, momentaneamente, il corso della storia, altrimenti TUTTO sarebbe rimasto: una contraddizione interna al capitalismo.
    Mi scuso con Marco Trovato e sua moglie. Mi scuso con l’insieme di quanti, in divisa o non, si sacrificano per aiutare chi è a rischio di vita attraversando il Mediterraneo: se queste poche righe possono apparire sterile critica. Ma non è questo il mio scopo, quanto il voler, una volta che finirà (se MAI finirà) l’emergenza , rivolgere il nostro bagaglio di umanità per cambiare le nostre abitudini affinché cessi quella che veniva chiamata, nel primo 900, la politica delle cannoniere come evoluzione della civilizzazione colombiana per mezzo delle armi. Come strumento , oggi raffinatosi, di rapina delle materie prime dai Paesi del cosiddetto terzo/quarto mondo.

  6. sandro
    9 giugno 2016 at 23:01

    I giovani del futuro leggeranno sui libri di scuola che nel XXI secolo decine di migliaia di persone affogarono nel Mediterraneo o morirono di stenti sulle rotte delle migrazioni nel disperato tentativo di approdare in Europa. Comprenderanno che questa immane ecatombe fu la vergogna dei nostri tempi. Ci giudicheranno con severità e si chiederanno come sia stato possibile che un’intera generazione di europei avesse smarrito del tutto la propria umanità………………..
    e il peggio sarà quando una parte di loro scoprirà che fra chi non sentì il richiamo della sofferenza, c’erano magari i loro genitori, i loro amici, i loro parenti, che invece di prodigarsi per dare un aiuto di qualsiasi genere si sottrassero per egoismo, paura e vigliaccheria, facendo finta che fosse un problema che altri avrebbero risolto. Scordandosi ciò che magari avevano insegnato loro: la solidarietà, la carità anche in senso cristiano, ma che davanti ad una situazione che poteva interferire con il ritmo trovato per la LORO vita, non videro, non sentirono, non ascoltarono e si voltarono dall’altra parte (per non doversi vergognare).

  7. omar fiordalisio
    12 giugno 2016 at 09:06

    Ciao Marco, per fortuna ci sono ancora tante persone come tua moglie, e a dire il vero io non sono troppo pessimista, nel mio cammino ho trovato tantissime persone speciali che meritano di rientrare tra quelle che saranno ricordate nei libri di storia come persone “giuste”… un abbraccio!

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