L’humus della guerra in Mali. Ovvero l’anima del conflitto.

downloadSe qualcuno aveva dei dubbi sull’evoluzione delle vicende in Mali, i fatti di queste ore li stanno fugando. Le tre città simbolo del Nord: Kidal, Toumbouctou e Gao non sarebbero state il teatro di battaglie campali che avrebbero deciso l’esito della guerra. Era evidente che Al Qaeda per il Maghreb Islamico, il Movimento per l’Unicità e il Jihad e le frange di Ansar Dine contrarie al dialogo non avrebbero accettato lo scontro frontale per il controllo delle città.

Così è andata: le tre città simbolo sono state praticamente abbandonate dagli islamisti. O meglio, queste forze si sono sciolte nel magma poco controllabile delle popolazioni nomadi del nord che attraversano i centri abitati che sono, di fatto, solo delle stazioni di passaggio, dei caravanserragli. E’ la strategia classica delle forze del terrorismo internazionale. Così è andata in Afghanistan, così ci si attendeva che andasse in Mali. E così è andata.

La guerra vera comincia adesso e si tratta di un subdolo conflitto che si giocherà in quell’immenso deserto che non ha confini, che non è solo quello del Mali ma quello del Niger e della Mauritania e non solo. La strategia sarà quella della guerriglia, degli attacchi mordi e fuggi, dei blitz, degli attentati, dei kamikaze. E a combattere questa guerra ora non sarà la oliata, collaudata e ricca macchina da guerra della Francia, ma truppe di una forza internazionale africana con forti divisioni interne e certamente meno efficace ed efficiente delle forze speciali francesi.

download (1)Il punto debole di questa strategia è il fatto che a metterla in atto non saranno miliziani e gruppi locali, ma mercenari che arrivano dall’estero che certamente sono invisi alle popolazioni locali.

E qui sta un punto centrale: le popolazioni locali – di cui i tuareg sono solo il popolo maggioritario, più in vista – possono svolgere due ruoli contrapposti, a favore degli uni o degli altri. Se i touareg continueranno ad essere un popolo dimenticato, prima o poi torneranno a schierarsi con chi prometterà loro denaro e sogni di indipendenza. Cioè diventeranno la linfa di una guerra che ha cambiato solo strategia.

Se invece le popolazioni dimenticate del nord verranno realmente integrate in una dinamica politica che drenerà a loro favore denaro, scuole, sanità, strade allora gli jihadisti perderanno il loro humus e la guerra si asciugherà, non riuscirà ad attecchire.

2 comments for “L’humus della guerra in Mali. Ovvero l’anima del conflitto.

  1. Alvaro
    28 gennaio 2013 at 17:15

    Vedo veramente difficile un simile processo politico , tale da garantire almeno una minima speranza di democrazia .
    L’Africa ha finora insegnato più facilmente il contrario ( leggendo dai tuoi libri… )

  2. Pietro De Carli
    28 gennaio 2013 at 20:29

    Complimenti per l’analisi puntuale e azzeccata, pienamente condivisibile. La storia, anche più recente, purtroppo non insegna.

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