L’inciviltà di chiudere un ospedale. E in Africa?

Il fatto di viaggiare molto mi ha imposto una riflessione, dalla quale discende una costatazione di cui sono sempre andato fiero. L’Europa, la piccola vecchia Europa, la mia patria, ha sicuramente tanti difetti e molti buoni motivi per essere criticata. A cominciare dal fatto che ha fondato le sue fortune sullo schiavismo prima, e sul colonialismo poi. E quando non ha più potuto usare queste due forme odiose di controllo e sfruttamento, ha inventato un sistema di commercio fondato sullo scambio ineguale che non ha caso è stato definito neo-colonialismo.

La riflessione che esporrò, quindi, non è affatto un tentativo di assoluzione o di comprensione del ruolo storico dell’Europa. Di una cosa bisogna però dare atto alla Vecchia Europa politica: è l’unico angolo di mondo in cui è inequivocabilmente cancellata la pena di morte ed è l’unico angolo di mondo in cui i sistemi sociali erogano sanità e istruzione gratuita alle loro popolazioni considerandole un diritto di tutti i cittadini.

O, almeno, questa è la teoria. Si, perché nel corso degli anni sia la sanità che l’istruzione hanno subito attacchi e ridimensionamenti tanto che ormai non sono più gratuite: in Italia ci sono i ticket sanitari, ci sono esami e farmaci che non sono convenzionati e quindi i cittadini, se ne hanno bisogno, se li devono pagare. Tuttavia rimangono ancora livelli di sanità pubblica e gratuita che fanno invidia a molti altri cittadini del mondo, a cominciare dagli Stati Uniti, nonostante la Riforma Sanitaria di Obama.

Ho sempre considerato, viaggiando in Africa, che la sanità gratuita sia una forma di libertà perché consente di non sentirsi precari, fragili, attaccabili. In caso di malattia si viene curati con i migliori farmaci sul mercato, con medici e infermieri preparati senza dover disporre di una fortuna in denaro magari vendendo casa e chiedendo prestiti che diventeranno una ipoteca sul resto della vita. Avendo garantito questo diritto ci si può dedicare a rivendicare maggiore democrazia, diritti sindacali, rispetto dei diritti umani.

Ho sempre pensato che l’Europa debba condizionare gli aiuti allo sviluppo, le agevolazioni commerciali, i finanziamenti o le donazioni ai paesi africani al fatto che questi aumentino i livelli di accesso della popolazione alla sanità, o al miglioramento di indicatori come la diminuzione della mortalità infantile o l’aumento della vita media.

Le notizie della chiusura di ospedali romani come il CTO o il San Filippo Neri che in questi giorni arrivano dalla Regione Lazio stanno dimostrando che non potrò più usare questo argomento. Come chiedere all’ultimo dei presidenti africani di allargare l’accesso alla sanità se chi lo chiede lo sta drasticamente restringendo?

Trovo che chiudere un ospedale perché i suoi posti letto non vengono occupati, o perché le prestazioni che eroga non sono del livello adeguato sia lecito. Ma chiuderlo per qualunque altro motivo è un fatto di inciviltà. La Vecchia Europa, patria dei diritti, sta tornando indietro sul piano dello sviluppo umano e della democrazia.

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