L’infinita guerra del Congo e i caschi blu stanno a guardare

downloadNelle regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo la situazione è sempre più instabile. Eppure c’è una forza delle Nazioni Unite, la più grande predisposta dall’Onu nel dopoguerra, composta da 22 mila caschi blu ai quali recentemente se ne sono affiancati altri 3500.

I primi, cioè i 22 mila, hanno un mandato surreale, ormai da dieci anni: mantenere una pace che non c’è, hanno regole d’ingaggio che non permettono loro di contrastare azioni offensive e nemmeno di difendere la popolazione civile dalle svariate formazioni armate che infestano la regione. Gli ultimi arrivati, cioè i 3500, sono stati inviati sul posto proprio per ovviare a questi problemi, quindi con un mandato e regole d’ingaggio più incisive. Ciò non ha impedito proprio in questi giorni un acutizzarsi della guerra.

E’ accaduto che il Movimento M23, una formazione guerrigliera che opera in questo territorio, è alle porte della città di Goma, capitale del Nord Kivu, e dalle sue posizioni strategiche minaccia la città, apre e chiude i rubinetti dei rifornimenti alimentari e tiene praticamente in ostaggio la popolazione di Goma e l’esercito congolese. Non mi risulta che il contingente di intervento dei caschi blu abbia in qualche modo cercato di contrastare i movimenti e le prese di posizione dell’M23.

Pochi giorni fa è anche accaduto che su Goma siano caduti due colpi di mortaio. Alcuni dicono sparati direttamente dal Ruanda che, di fatto, è il burattinaio di molte delle cose che succedono a Goma. Kigali è anche la potenza regionale che mantiene, sostiene, finanzia e caldeggia l’M23. Dal Congo sono arrivate dichiarazioni di fuoco, tanto fumo ma poco arrosto. Da Kinshasa qualcuno ha addirittura detto che il Congo si considera in guerra con il Ruanda.

Sempre in questi giorni è anche accaduto che i caschi blu della Monusco che non hanno un mandato per intervenire, di fatto siano intervenuti, ma contro la popolazione civile di Goma. Avrebbero sparato sulla folla uccidendo due persone e ferendone quattro. E’ stata perta una inchiesta ma pare che i caschi blu uruguaiani abbiano sparato perché impauriti da un gruppo di civili che volevano entrare in una base vicino all’aeroporto.

Tutto questo accade mentre alle Nazioni Unite e nelle principali cancellerie del mondo si discute di un intervento internazionale in Siria. Speriamo che prima di decidere qualcuno pensi al Congo dove la popolazione civile è ostaggio da quasi venti anni, dove l’Onu ha la più grande e costosa missione internazionale.

E speriamo che se decidessero di intervenire e magari di risolvere qualcosa a favore dei civili, che pensino ugualmente al Congo, dove i caschi blu sono risultati inutili. Che facciano in modo che anche in Congo l’Onu si renda utile, che protegga i civili, che disinneschi i motivi della guerra.

Il problema è che per fare questo, più che in Congo bisognerebbe intervenire sulle multinazionali che si contendono le ricchezze inaudite di questa fascia di territorio congolese che va dall’Ituri al Katanga. Sono interessi che si giocano sui mercati internazionali dell’oro, delle terre rare, del cobalto, del rame, dell’uranio. Poi le varie formazioni guerrigliere in Congo, la missione internazionale, l’esercito congolese, i faccendieri ruandesi, i capi guerriglieri solo pedine a libro paga di questo o quel pretendente internazionale.

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