L’inganno delle guerre etniche. 19 anni fa il genocidio in Ruanda

downloadDiciannove anni fa cominciava la guerra civile ruandese che passò alla storia come il “genocidio dei tutsi”. Mentre stava atterrando all’aeroporto di Kigali, l’aereo con a bordo il presidente del Burundi e quello del Ruanda, Juvenal Habyarimana, di etnia hutu, venne abbattuto da un missile, non è mai stato chiarito chi lo sparò e chi furono i mandanti. Quello fu il segnale che, a terra, dette inizio alla caccia all’uomo, o meglio alla caccia al tutsi. Furono tre mesi di massacri che ebbero lo stesso effetto di dieci bombe atomiche fatte esplodere sul piccolo Ruanda: tra gli ottocentomila e il milione di morti uccisi spesso nelle chiese dove la popolazione andava a rifugiarsi, oppure a colpi di machete, oppure seppelliti vivi in fosse comuni.

I morti non furono solo tutsi, ma anche tanti hutu moderati. Il genocidio è passato alla storia come una immensa pulizia etnica, ma questa visione è riduttiva se non addirittura fuorviante. In realtà nella guerra civile ruandese c’erano in gioco enormi interessi. C’era bisogno di un cambio di potere nel piccolo insignificante Ruanda in modo che diventasse una base sicura per lanciare l’attacco al vicino, grande e scandalosamente ricco Congo governato da un dittatore ormai obsoleto e malato. La posta della partita erano le immense ricchezze minerarie di quello che era l’ex Congo Belga e che oggi è la Repubblica Democratica del Congo.

Da allora in avanti tutti gli attacchi e le formazioni guerrigliere che hanno attaccato il Congo erano composte da guerriglieri di origine tutsi e provenienti da paesi di lingua inglese. A cominciare dal primo, quello decisivo di Larent Desirè Kabila che rovesciò Mobutu lo costrinse alla fuga e assunse il potere.

Quella storia è ancora in corso, non è affatto conclusa. Si pensi alle turbolenze che hanno agitato e agitano quel confine orientale del Congo ancora oggi. Recentemente c’è il Movimento M23 che è il figlio di quella storia, prima c’era stata la formazione guerrigliera di Laurent Nkunda, e si potrebbe continuare.

Ricordare il genocidio ruandese come un genocidio etnico, dunque, è fortemente fuorviante. E’ come dare la colpa alla gente comune mentre invece a muovere tutto furono uomini di potere, non solo africani probabilmente, che avevano interesse a usare il conflitto storico che oppone hutu e tutsi.

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