L’offensiva jihadista varca le frontiere. Tutto previsto…

imagesGli attacchi ad Agadez e Arlit sono la dimostrazione che la crisi nel Mali si è ormai regionalizzata. E’ un classico, o meglio si tratta di una strategia messa in campo dagli integralisti armati in tutto il mondo: si cerca di controllare politicamente una regione e se ciò viene impedito dalla comunità internazionale preoccupata di veder crescere una cellula maligna nel proprio tessuto, allora si trasforma la guerra guerreggiata, il conflitto acuto in uno scontro a bassa intensità ma allargato sul territorio in modo da avere più obiettivi, costringere il nemico ad una sorveglianza più complessa e colpire anche le relazioni all’interno del fronte avversario.

Di tutto questo si sapeva ben prima che la Francia intervenisse in Mali. Si sapeva da almeno dieci anni, ben prima che venisse abbattuto il regime di Gheddafi che è stato un potente acceleratore.

Si sapeva, insomma, che l’immenso e remoto deserto che accomuna Niger, Mali, Mauritania e Algeria veniva progressivamente colonizzato da combattenti jihadisti che si preparavano a costruire una propria patria in un territorio senza strade e punti di riferimento e che arrivavano da tutti i teatri di scontro del mondo (Cecenia, Afghanistan, Somalia). Si sapeva anche che una volta installati avevano dato il via allo sfruttamento scientifico di una serie di attività “economiche” per l’auto finanziamento (contrabbando di sigarette, di droga, di esseri umani, di armi).

Si sapeva tutto e solo al termine, nel momento culminante di questo processo, quando ormai era irreversibile, si è deciso di intervenire: l’intervento francese in Mali ha certamente salvato Bamako dagli jihadisti ma è stato solo un episodio nella guerra contro l’estremismo islamico armato che ormai è radicato nella regione e progetta, con un certo successo, politiche espansive.

Due settimane fa dalla insospettabile Costa D’Avorio è arrivato un segnale preoccupante, il presidente Ouattara ha allertato l’esercito per l’infiltrazione di cellule jihadiste nel paese. Del resto il sanguinoso attacco di Agadez e Arlit è la continuazione di un altro clamoroso attacco, quello nel sito gasiero di In Amenas in Algeria.

Insomma gli integralisti progettano, hanno una certa capacità logistica, una strategia, finanziamenti e sostenitori. La guerra della Francia in Mali (che passerà in mano ai meno efficienti soldati africani) è solo un piccolo intoppo che non arresta i piani più generali.

La vittima più evidente di tutto questo è la Francia che, con una politica energetica fondata sul nucleare, ha la sua maggiore fonte di uranio proprio in Niger. I terroristi lo sanno bene e colpiscono il punto debole. Nelle loro mani ci sono ancora otto lavoratori francesi di Areva, l’impresa che sfrutta l’uranio del Nord del Niger.

Ma non è solo la Francia a pagare il prezzo di dieci anni di cecità politica. L’uccisione a colpi di machete di un soldato britannico a Londra da parte di due giovani di origini nigeriane è un riverbero di quanto accade in questa parte di Africa.

1 comment for “L’offensiva jihadista varca le frontiere. Tutto previsto…

  1. 24 maggio 2013 at 08:37

    Gentilissimo Raffaele,
    da Avaaz ho ricevuto una petizione per il presidente Obama, da firmare, per chiudere il carcere di Guantanamo, dove sono rinchiusi numerosi oltranzisti islamici.
    Vorrei firmare, ma ho qualche dubbio. Lei che ne pensa ? E’ giusto che sia chiuso ? Sarebbe un gesto distensivo verso l’Islam in generale o un segno di debolezza ?

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