L’ultima lezione di Madiba

downloadIn una intervista ieri alla Cnn la figlia maggiore di Mandela, Makaziwe, ha detto che nella cultura Tembu “non si lascia andare via una persona fino a quando questa non lo abbia chiesto. Mio padre finora non lo ha fatto”.

I bollettini medici parlano di un uomo ormai in stato critico. Non hanno detto in uno stato irreversibile, ma dopo ormai 18 giorni di ospedale durante i quali lo stato di salute di Madiba, invece di rispondere alle cure e di migliorare è andato peggiorando, è fuori luogo farsi illusioni.

“Mio padre” – ha detto ancora la figlia – “vuole vivere, apre gli occhi e ci riconosce”.

Forse anche questo è un messaggio di Madiba. Non sappiamo quanto sia lucido, non sappiamo se abbia ancora la forza di fare del suo comportamento un esempio, un modo di parlare delle cose della vita, anche di quelle più delicate. Non lo sappiamo e non lo sapremo mai.

Ma mi piace pensare che questa dignità di fronte alla malattia, questo dimostrare di sapere stare di fronte, e attraversare, la sofferenza, sia un ultimo profondo messaggio di questo grande uomo.

Se così fosse non credo che il messaggio sia quello che l’uomo non ha il diritto di scegliere quando vuole farla finita. Credo invece che il messaggio sia la dignità. La capacità di affrontare ciò che la vita ci passa senza soccombere prima del tempo.

Del resto questa è stata una costante nella vita di Mandela: i processi, il carcere lunghissimo, una vita, le vicende familiari che non devono essere state facili, la morte di parenti, una figlia e di un fratello. Quest’ultimo morto di AIDS che Mandela non volle tenere nascosto, come si fa spesso in Africa perché si considera questa malattia infamante. Madiba apparve in pubblico e disse senza mezzi termini che il fratello era morto di Aids e approfittò per fare un appello alla prevenzione.

Ecco, la dignità di fronte al dolore, alla sofferenza e anche alla morte.

4 comments for “L’ultima lezione di Madiba

  1. 26 giugno 2013 at 13:21

    Scusa ma la tua considerazione sul diritto o meno si scegliere di morire mi sembra pura speculazione, siccome non so se in Africa è oggetto di discussione non sono sicura al 100% ma diciamo che mi sembra così. Si poteva evitare, se non fa parte della notizia.

    • 26 giugno 2013 at 13:22

      di scegliere

    • 27 giugno 2013 at 02:02

      Perchè si poteva evitare ? Che forse il modo di affrontare la morte era diverso fra gli antichi pellirosse ? O fra i samurai ? O, anche se non ti piace, in Europa ieri e oggi ? Perchè vorresti sapere se è oggetto o no di discussione oggi in Africa ? Che cosa cambia per gli africani ? Forse che la cultura Tembu si sottrae agli stessi interrogativi ?

  2. Piero
    27 giugno 2013 at 11:30

    Credo che la cultura tradizionale africana sia più avanti della nostra (o più indietro, secondo i punti di vista) sulla questione della dignità del vivere e del morire.
    Oggi su Repubblica c’è un piccolo inciso su questo tema in un bell’articolo di Pietro Veronese.

    L’invito a “lasciar andare” Mandela è stato formulato, fin dall’indomani di questo suo ultimo ricovero, da un suo vecchio amico e compagno di lotta e di prigionia, Andrew Mlangeni, 86 anni. La sua intervista fece la prima pagina del Sunday Times sudafricano ed è stata poi più volte citata. La questione non è affatto banale, perché – come ha spiegato molto bene la giornalista della Bbc Pumza Fihlani – questa decisione morale è profondamente radicata nella cultura tradizionale. “Siyakukhulula tata”, “ti lasciamo andare, padre”, è la formula in lingua xhosa con la quale si sciolgono gli anziani ammalati dai loro vincoli terreni. Una specie di permesso di morire, una liberatoria con la quale i vivi assolvono il morente dai suoi residui obblighi. Una frase che nessuno osa ancora pronunciare per il vecchio, sofferente Madiba.

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