Mali al voto: il punto di inizio o il traguardo di un processo?

imagesUna insoddisfazione latente nelle regioni del nord che, col tempo, è diventata una vera e propria ribellione. I gruppi jihadisti provenienti dal Maghreb che non hanno perso l’occasione di infiltrarla e poi di controllarla estromettendo di fatto le popolazioni del Nord, prima di tutto i tuareg. La conquista del Nord, o meglio delle tre principali città di questa immensa regione: Kidal, Gao, Timbouctou. E poi il tentativo di arrivare a Bamako dove nel frattempo un golpe militare aveva buttato per aria la situazione istituzionale. Infine l’intervento francese…

Queste poche righe sono gli ultimi tre o quattro anni di storia del Mali che culminano con le elezioni di oggi.

Poco meno di sette milioni i cittadini aventi diritto al voto in una consultazione che è la prima, appunto, dopo l’intervento francese.

Il candidato più accreditato è l’ex primo ministro Brahim Boubacar Keïta che secondo i sondaggi otterrà tra il 35 e il 48 per cento di consensi.

Il suo rivale più temibile, dei 27 in lizza, è Soumaila Cissè, economista riconosciuto a livello mondiale ed ex primo ministro e ministro delle finanze.

Un candidato che potrebbe avere un effetto disturbo sul risultato dei primi due è Dramane Dembélé, ingegnere, considerato un tecnico più che un politico.

Nessuno passerà al primo turno. Ci vorrà un ballottaggio ma la valenza di queste elezioni, più che il risultato è il fatto che si svolgano.

La Francia, che con l’intervento militare ha riconquistato peso e influenza non solo in Mali, le ha volute a tutti i costi, le ha finanziate e le ha considerate la condizione preliminare per la ricostruzione.

Questa consultazione poi si tiene nonostante al Nord la guerra sia tutt’altro che finita. Nel massiccio degli ifoghas, al confine con l’Algeria, sono ancora rifugiati diversi nuclei di islamisti che da queste basi sono in grado di lanciare attacchi e attentati in tutta la regione.

Insomma il Mali è ormai uno degli epicentri dell’instabilità di molti paesi della regione minacciati da una estensione dell’integralismo islamico armato. Diversi paesi, a cominciare dal vicino Niger ma anche la Costa d’Avorio, il Burkina Faso, la Mauritania temono che un Mali instabile possa risvegliare le frange dell’estremismo islamico che si è insinuato in molte pieghe della società, complice anche la crisi economica.

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