Mali: diplomazia inceppata?

Evidentemente non fila tutto liscio nella preparazione della missione per un intervento armato nel nord del Mali. Dal comprensibile riserbo della diplomazia filtrano notizie di profonde divergenza di opinioni, in particolare sui tempi di una operazione militare.

A volere un intervento a breve termine è l’Ecowas, cioè la comunità dei paesi dell’Africa Occidentale, che, per bocca del suo presidente di turno, l’ivoriano Alassane Ouattara spinge per ottenere la luce verde dell’Onu. Per l’Ecowas è urgente intervenire perchè ciò che si è determinato nel nord del Mali potrebbe avere un potere destabilizzante in tutta l’area e il tempo, in questi casi, è determinante.

L’Onu però sembra avere sollevato il piede dall’acceleratore. Ban Ki Moon ha detto che la missione militare deve essere considerata come l’ultima mossa e ha fatto notare che è in corso un processo evolutivo che potrebbe far ritenere un intervento superfluo. L’evoluzione a cui ha fatto riferimento il segretario generale dell’Onu è il fatto che a Ouagadougou, in Burkina Faso, si sono svolte trattative tra le due anime del movimento tuareg, cioè gli islamici di Ansar Dine e i gruppi che hanno dichiarato l’indipendenza dell’Azawad. Trattative che, pare, abbiamo rotto l’alleanza tra Ansar Dine e i movimenti islamici armati che occupano il nord, cioè Al Qaeda per il Maghreb Islamico e il Movimento per l’Unicità e il Jihad.

A Tutto questo si aggiunge una analisi del generale statunitense Carter Ham, responsabile di AFRICOM, il comando militare americano per l’Africa che al New York Times ha dichiarato che qualsiasi intervento militare condotto ora, senza una preparazione adeguata, rischierebbe di fallire e allora la situazione diventerebbe ancora più difficile.

Il generale Carter Ham dice, tra l’altro, una serie di cose inquietanti. Afferma che l’impreparazione è massima dato che nessuno sa chi comanderà, addestrerà, finanzierà la forza di intervento in Mali che dovrebbe essere di soli 3300 soldati da schierare in una regione grande come la Francia e in gran parte desertica.

Sempre il generale Carter Ham però afferma che lasciar passare tempo rischia di complicare le cose. Pare che il timore di una saldatura nel remoto deserto del Mali di tutte le forze islamiche della regione sia già in atto. Sarebbero già operanti campi di addestramento per la preparazione di membri del gruppo nigeriano Boko Haram che sarebbe in difficoltà in Nigeria dopo l’offensiva dell’esercito federale.

Insomma, ancora una volta la comunità internazionale sta dimostrando l’incapacità di affrontare situazioni che richiederebbero rapidità di intervento e comunità di intenti.

Il rischio di un Afghanistan nel cuore dell’Africa Occidentale prende sempre più corpo. Non per l’abilità dell’integralismo islamico armato, ma per l’incapacità di chi dovrebbe fronteggiare questo pericolo. Che intanto si fa sempre più minaccioso….

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