Mali. Pacifisti che si rassegnano alla guerra

E’ uscito il nuovo numero della Rivista Africa. Quello che vi propongo di seguito è il mio editoriale sulla guerra in Mali.

downloadPersonalmente (e mi sento di parlare per tutta la redazione) sono contro la guerra: non risolve i problemi, spesso produce una risposta analoga e poi rappresenta la sconfitta della ragione umana che, incapace di risolvere i problemi in altro modo, si abbandona – anzi, si potrebbe dire che si arrende – alla violenza.

Ho però salutato l’intervento francese in Mali con soddisfazione. Avrei dovuto essere contrario, anche quella è guerra: produce morti (non solo militari, ma anche – anzi, soprattutto – civili), produce profughi e sfollati e li considera freddamente e cinicamente una variabile del conflitto, annulla qualunque possibilità di affrontare la situazione con la ragione e la trattativa.

La mia non è stata una reazione emotiva: l’alternativa, cioè l’arrivo a Bamako degli jihadisti e il controllo del nord del Mali da parte di questi gruppi, mi sembrava molto peggiore della guerra, anche di un intervento della Francia che, come sa bene chiunque segua le vicende del continente, non interviene mai in Africa se non ne ha un tornaconto, a volte inconfessabile.

Mi rendo conto che considerare la guerra in Mali una eccezione apre la strada ad altre eccezioni ma credo che la posizione intransigente a favore della Pace, sempre e in ogni occasione, sia una risposta semplice ad un problema complesso.

In altre parole penso che quando la guerra non ha alternative è perché non si sono affrontati e risolti i problemi che, in ultima analisi, sono le cause profonde del conflitto. Nel caso del Mali la guerra nasce dall’irrisolta questione touareg. Un popolo abbandonato dai colonialisti che hanno tracciato i confini dei paesi della regione, un popolo che è stato privato della propria economia gravemente danneggiata da quelle frontiere, un popolo mai integrato nella vita politica non solo del Mali, ma anche del vicino Niger, un popolo per il quale non sono mai state costruite scuole e ospedali.

E non solo: un popolo che spesso è stato usato per altri interessi, di volta in volta interni oppure da potenze, lobby economiche o da faccendieri esterni interessati (come è avvenuto per l’uranio del Niger) alle ricchezze del sottosuolo.

Anche in questa occasione i touareg, di religione islamica ma fondamentalmente laici e lontanissimi da qualunque forma di intolleranza religiosa, sono stati usati da gruppi totalmente estranei alla cultura e alle tradizioni locali che hanno sfruttato il loro malcontento per crearsi un humus adatto a far mettere loro radici in un deserto immenso e remoto, adatto a nascondere basi e traffici come quello del contrabbando di sigarette, della droga, delle armi, dei sequestri e dei migranti.

Ecco allora che l’intervento della Francia ha sventato il pericolo. Ma i problemi sono ancora tutti irrisolti. In questo contesto un modo per essere veramente pacifisti è quello di lavorare perché la questione touareg sia affrontata e risolta. Allora avremo sventato altre guerre e potremo ancora viaggiare in un paese variegato, ricco di culture e di popoli, un paese musicale e colorato che ha rischiato di diventare grigio e nero, del colore degli integralisti.

2 comments for “Mali. Pacifisti che si rassegnano alla guerra

  1. 10 marzo 2013 at 08:31

    Questo sì che è un quadro semplice e completo della situazione nel Mali !
    Cordiali saluti,

  2. 11 marzo 2013 at 17:34

    Purtroppo è facile fomentare situazioni fino a che vi sia un peggio da scongiurare. occorrerebbe perlomeno esigere che il meno peggio si muova sotto controllo Onu. In questo caso, come altri in precedenza, la Francia si muove tenendo sotto controllo l’Onu. L’esercito maliano prosegue le sue vendette, non meno sanguinose di quelle jihadiste, contro i Tuareg l’odio del sud è cresciuto, le organizzatissime truppe tchadiane sono padrone del territorio e lo saranno per chissà quanto., un ritorno del quasi milione di profughi è quello pure a chissà quando… Temo che sarà l’Algeria a pagare la non salvezza del Mali.
    Stavolta non sono d’accordo con te, il che conferma che quasi sempre lo sono.

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