Mandela. Si prepara il rito della celebrazione dell’eroe

imagesLa domanda che mi faccio in queste ore di fronte alla lunga agonia di Mandela è se ha momenti di lucidità. Intendo quella lucidità politica che gli consenta di capire in che momento politico e sociale si sta per collocare la sua morte.

Se ha avuto quella lucidità ha certamente compreso che tutta la classe politica sudafricana del suo partito, l’African National Congress, sta lavorando per capitalizzare la sua morte, per renderlo un avvenimento da sfruttare politicamente in un contesto che vede i vecchi compagni di Mandela al potere contestati, con indici di popolarità in caduta libera, incapaci di affrontare le enormi contraddizioni del paese.

La morte di Mandela, quando avverrà, distrarrà il paese, l’opinione pubblica interna e internazionale, da questi problemi e darà lustro, per motivi storici, ad una classe politica disastrosa, corrotta e incapace.

Tutti – a cominciare dal presidente Jacob Zuma – pretenderanno di essere i veri eredi di Mandela che invece – lui sì, a differenza di loro – è stato un gigante dal punto di vista politico, umano e etico: ha fatto un solo mandato presidenziale, mentre avrebbe potuto fare il presidente a vita; non ha collocato in posti di potere nessuno della sua famiglia; ha avuto un ruolo politico totalmente trasparente.

Tutti (o quasi) coloro che lo ricorderanno in queste ore dovranno stare molto larghi con le parole, cioè non potranno ricordare questi tratti della sua vita perché sarebbe come sottolineare cosa hanno fatto loro.

Su questo blog voglio essere il meno rituale possibile: Mandela aveva i suoi difetti, lui stesso diceva di averne molti. Era un uomo e un politico pragmatico, non legato a principi astratti. Ha fatto anche errori. Ma la distanza tra lui e i politici che hanno raccolto la sua eredità è immensa, incolmabile. Che sia chiaro.

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