Meles Zenawi: un architetto del potere

Non è solo un personaggio importante dell’Africa del terzo millennio che lascia la scena. La morte di Meles Zenawi potrebbe tradursi in un terremoto politico in Etiopia e in tutto il Corno D’Africa. Al potere dal 1991 Meles ereditò un paese poverissimo e ancora quasi feudale, devastato da una delle dittature più feroci del continente, quella di Menghistu Haile Mariam, passata alla storia come la dittatura del “terrore rosso”.

L’Etiopia era un paese complicatissimo da tenere insieme: una infinità di etnie, bassopiano e altopiano che sono ognuno un mondo a se, e poi la spinosa questione Eritrea. A suo merito va detto che seppe gestire il potere con grande abilità, adottando anche decisioni coraggiose e originali come quella del federalismo o quella del referendum per l’indipendenza dell’Eritrea, il cui esito, scontato, rispettò con grande coerenza.

La sua morte mette ora in moto un delicato meccanismo di successione: Meles era un tigrino, etnia minoritaria e rivale dell’altra etnia dell’altopiano, gli ahamara. Questi ultimi rivendicano una alternanza al potere che Meles non ha mai concesso, anzi, ha pesantemente represso. La sua morte potrebbe scatenare contrasti anche con l’etnia maggioritaria degli Oromo, malcontenti per la forte egemonia dei tigrini perseguita da Meles anche con diffuse violazioni dei diritti umani. A questo proposito si ricordino le elezioni del 2005 e tutto il drammatico seguito di repressione e di accuse (più che giustificate) di violazioni dei diritti umani. Adesso, il futuro sul fronte degli equilibri interni è difficile da prevedere.

Ancor più per il fatto che è scomparso proprio in questi giorni anche Abuna Paulos patriarca della Chiesa ortodossa etiopica, morto d’infarto a 76 anni lo scorso 17 agosto. Sia Melles che Paulos erano tigrini e legati da uno stretto legame. Un fatto per nulla secondario in un paese dove la chiesa ortodossa ha un potere enorme, un apparato imponente e capillare e almeno 40 milioni di fedeli. Era stato lo stesso Meles a designare abuna Paulos capo della chiesa etiopica, scalzando nel 1992 il patriarca Merkorios, oggi in esilio.

Sul piano internazionale e regionale Meles è stato una garanzia occidentale in quel crocevia di contrasti, conflitti, crisi politiche e umanitarie che è il Corno d’Africa. La sua morte adesso potrebbe riaprire molti giochi in un momento, per molti versi, cruciale: l’Etiopia ha truppe in Somalia dove sostiene, per procura, un gioco marcatamente occidentale di contrasto dei miliziani islamici Shebab. Basta pensare che i droni americani hanno le proprie basi proprio in Etiopia. Senza Meles questo interventismo regionale potrebbe affievolirsi.

E poi c’è l’eterno contrasto, sfociato nella guerra del 1998-2000, con il fratello nemico Isaias Afworki, dittatore dell’Eritrea, anche lui tigrino e anche lui – si dice – gravemente malato. Su questo fronte c’è un risvolto umano, ma con importanti ricadute politiche. Meles e Isaias hanno combattuto insieme il regime di Menghistu, hanno condiviso visioni e progetti per i loro paesi e per la regione. Si sono divisi e si sono fatti una guerra di 70 mila morti su una questione assurda di confine: il possesso di una inutile pietraia ad alta quota sull’altopiano. Fu chiaro a tutti che, oltre che politica ed economica, la questione era pesantemente inquinata da questioni di egemonia personale. Ora la loro parabola, se sono vere le notizie che danno Isaias malato e morente, potrebbe finire quasi contemporaneamente. Uno strano gioco del destino segnato da una brutta malattia comune. Non quella che ne ha portato uno a morte, ma la malattia del potere.

1 comment for “Meles Zenawi: un architetto del potere

  1. Riccardo Sottocorno
    21 agosto 2012 at 19:50

    Analisi interessante, la figura di Zenawi è davvero controversa e la sua scomparsa apre infiniti scenari nella regione, ma anche oltre. Sarebbe interessante che anche i media ufficiali aprofondissero la discussione. Ma come al solito si cade nell’aneddotica più becera quando si parla di Africa. Oggi il principale quotidiano italiano nel suo sito web non ha trovato di meglio che descrivere Zenawi come un fan di Bob Marley. Usciremo mai da questo modo stupido di parlare dell’Africa?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *