Mission: una (costosa) informazione sentimentale

indexIeri sera, Rai Uno, ore ventuno, è andata in onda la prima puntata di Mission. Non conosco i dati di ascolto ma immagino che siano alti. Per la Rai, per l’Alto commissariato Onu per i Rifugiati, per Intersos un successo, anche economico perché suppongo che la raccolta fondi, più volte sollecitata da studio, sia andata bene.

Resta da capire se una trasmissione così è un successo per l’informazione, cioè se produce più conoscenza in una opinione pubblica generica e se questa si traduce in un vantaggio per i rifugiati.

Personalmente ho molti dubbi. Guardando le immagini e ascoltando le parole provenienti dai campi in Giordania e in Mali sembrava che i rifugiati fossero il prodotto generico dei mali del mondo. Non una parola su che cosa è il conflitto in Siria, su quali sono le parti che vi si confrontano, quali gli interessi in gioco.

Stessa cosa per il Mali. Sembrava che al Nord ci fossero delle persone cattive che tagliavano mani e stupravano. Chi erano? Perché lo facevano? Da dove venivano?

Quel target generico di pubblico che, nelle intenzioni sbandierate, doveva essere informato ne sa come prima sulle guerre che producono rifugiati, profughi e sfollati.

Personalmente penso che questo è proprio l’aspetto sul quale si dovrebbe concentrare l’informazione che, ovviamente, non può essere fatta da qualche Vip paracadutato sul posto per qualche giorno.

Speriamo ora che la Rai faccia il seguito. Cioè proponga in prima serata, con lo stesso clamore, la stessa tenacia e gli stessi investimenti documentari e servizi sulla parte che manca.

Giornalisti in grado di farlo (a costi infinitamente inferiori di quelli spesi per fare una puntata di Mission)non mancano, né tra le fila dei suoi dipendenti e nemmeno tra i free lance che tutti i giorni propongono (senza nemmeno essere ascoltati) lavori di questo tipo.

Mission potrebbe fare da traino perché sono certo che il pubblico che ha visto la trasmissione delle domande se le è fatta e magari vorrebbe delle risposte competenti, non solo la commozione di Al Bano e delle figlie.

3 comments for “Mission: una (costosa) informazione sentimentale

  1. ornella
    5 dicembre 2013 at 13:55

    ho visto la trasmissione per qualche minuto e la prima cosa a cui ho pensato è stata: ma questi hanno scoperto l’acqua calda? Albano & Co. e gli altri due erano così mravigliati di queste situazione…ma dove hanno vissuto fino ad ora……ci sono persone che è da anni che sono impegnate seriamente in questi progetti e sicuramente non vanno in Rai a sbandierare il loro lavoro!!!! e poi mi piacerebbe sapere quanto ci sono costate queste partecipazioni o se l’hanno fatto per volontariato?!?!? scusate lo sfogo ma sono stanca degli slogan! vorrei i fatti veri….in TV!

  2. sante
    5 dicembre 2013 at 16:27

    2.100.000 spettatori. non moltissimi, ma condivido l’analisi. i dubbi ci sono, ma se consideriamo quanto poco o nulla l’opinione pubblica sa del tema … tutto sommato salvo “mission”

  3. Anna Tanzania
    6 dicembre 2013 at 07:43

    Pensavo caro Raffaele, visto che l’italietta vuole dei nomi noti, se invece fossero andati, Piff, Mannoia, Littizzetto, insomma persone con uno spessore un po’ diverso, accompagnati da giornalisti che ne sanno di conflitti, di Africa, Siria, insomma poteva essere diverso non credi? Io mi indigno per quello che ho visto, uno share dell 8,16% dicono che per una che nn vede la tv come me, non riesco a capire se è tanto o poco.Ringrazio il mio pc che mi fa vedere quello che voglio…
    Doveva essere un reality, ma ti immagini? Meno male che glie è stato dato un taglio diverso ma anche così mi indigno…
    Grazie ad ogni modo delle tue analisi sempre così ben fatte, ben scritte e scusa se uso i tuoi posto per fa capire ai miei contatti quello che spesso non riesco ad esprimere ma che tu metti per iscritto

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