Nel giorno delle Olimpiadi

Nelle olimpiadi di Roma del 1960 Livio Berruti compì una impresa memorabile: vinse la medaglia d’oro nei 200 metri. Pochi ricordano però che Berruti vinse battendo Carney Lester, nero-americano, e Abdoulaye Seye, senegalese ma inquadrato nella squadra olimpica della Francia, nazione che, tra l’altro, mise nel carniere la medaglia di bronzo vinse dall’atleta africano. Ricordo una intervista di qualche tempo fa nella quale Livio Berruti, rispondendo alla domanda di cosa ricordava di più di quella giornata memorabile, disse che ricordava il bisogno che aveva sentito di andare ad abbracciare i suoi rivali neri. Non era cosa da poco negli anni sessanta! La foto li ritrae tutti e tre sul podio. Oggi il colonialismo non c’è più e gli atleti di pelle nera sono inquadrati in nazioni che sono realmente le loro. Ma le gare olimpiche, ancora oggi, non sarebbero così avvincenti se non potessero contare su splendidi atleti di origine africana. E’ una ulteriore dimostrazione del tributo che l’Africa ha dato – e continua a dare – alla cultura, alla storia, allo sviluppo dell’umanità. E anche allo Sport.

Perchè non si dimentichi che dietro ogni atleta nero – americano, francese, britannico, italiano – c’è quasi sicuramente una storia di schiavitù che risale indietro di generazioni

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