Nelle nebbie dei traffici di armi

imagesHo già avuto occasione in questo blog di trattare l’argomento Qatar. Quello, cioè, del ruolo che questo paese svolge in quasi tutte le guerre e i conflitti del pianeta, compresi quelli africani. Difficile comprendere quale sia l’obiettivo di questa piccola ma ricchissima nazione. Di certo si vede una tendenza: il Qatar finanzia, ovunque e a suon di milioni, tutti gli attori politico-militari salafiti. Lo fa anche con il traffico di armi. Traffico, per la verità, al quale non è estranea nemmeno l’Europa e alcuni suoi autorevoli membri.

Secondo la Relazione Annuale sul Controllo delle esportazioni e attrezzature militari pubblicata nel dicembre del 2012 dall’Unione Europea, si evidenziano flussi di armi che il Qatar contribuisce largamente ad alimentare e ci si accorge di alcuni inquietanti paradossi.

Dal rapporto, per esempio, si ricava che la Francia risulta essere il principale paese europeo esportatore di armi nel paese arabo: quasi 134 milioni di euro nel 2011. In compenso si sa che Doha, con il suo fondo sovrano ha acquistato molte attività strategiche in Francia ed è azionista in molti gruppi, anche nel settore militare e della difesa.

images (1)Qatar e Francia, del resto, sono tra i più agguerriti sostenitori della necessità di fornire aiuti militari ai ribelli siriani che combattono contro il presidente Bachar Al Assad. Parigi e Doha, lo sanno ormai tutti, in Libia hanno sostenuto insieme, sul piano diplomatico, che la popolazione civile andava aiutata, anche militarmente. Anche con una missione internazionale.

La Francia ha praticamente capeggiato la No Fly Zone che ha consentito ai ribelli di sconfiggere e uccidere Gheddafi. Il Qatar ha contemporaneamente sostenuto le frange del salafismo che in molti casi sono diventate maggioritarie tra i ribelli.

Tutto vero. Tutto sotto gli occhi di tutti. Ma c’è un caso in cui Qatar e Francia stanno su fronti opposti: accade in Africa, per la precisione in Mali. Doha ha sostenuto e finanziato con denaro e armi gli Jihadisti di Al Qaeda per il Maghreb Islamico, Il Movimento per l’Unicità e il Jihad, e Ansar Eddine ai quali la Francia ha dato la caccia a Timbouctou, a Kidal, a Gao e adesso nel massiccio degli Ifoghas, al confine con l’Algeria.

Paradossalmente questo schieramento di estremisti islamici armati combattono la Francia con le stesse armi francesi che solo qualche mese prima Parigi ha venduto a Doha. A godere sono i produttori di armi e le logiche occulte (ma non troppo) delle guerre e del business.

1 comment for “Nelle nebbie dei traffici di armi

  1. 20 marzo 2013 at 10:30

    Già come in questo articolo che vedo adesso.
    Grazie di nuovo,

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