Nigeria e Boko Haram: le promesse dei militari

nigeria boko“La minaccia di Boko Haram finirà molto presto”. E’ l’ennesima promessa di un militare o di un politico. Questa volta a lanciarla è stato il generale Iliya Abbah, appena nominato allo guida di una forza multinazionale incaricata di combattere il gruppo islamista che imperversa in Nigeria e nei Paesi limitrofi.

La nuova Task Force multinazionale comandata da Abbah potra’ contare su 8.700 soldati provenienti da Nigeria, Camerun, Niger e Ciad e avrà il suo quartier generale a N’Djamena.

Abbah, un musulmano del nord della Nigeria, ha precedentemente servito come segretario militare dell’esercito ed ha partecipato al contingente nigeriano di peacekeeping nella regione del Darfur. “Vi assicuro che, non appena scenderemo in campo, la storia sarà diversa. La formazione della Task Force Congiunta Multinazionale e’ la cosa migliore che sia mai accaduta per la regione”, ha proseguito Abbah, con la consueta spocchia dei militari.

Costretti a retrocedere dopo una vasta offensiva lanciata a febbraio da diversi Paesi, da maggio – quando si è insediato il neo-presidente nigeriano Muhammadu Buhari – i Boko Haram sono tornati ad avanzare e hanno dato vita a una nuova ondata di violenze, uccidendo 800 persone in due mesi. Gli ultimi attacchi sono stati compiuti quasi tutti con bambine o donne kamikaze.

L’ultima operazione dell’esercito nigeriano ha liberato oltre cento bambini e bambine e molte donne. Una operazione importante che potrebbe – speriamo – dare ragione al generale Abbah. Una operazione che potremmo paragonare alla scoperta di un arsenale dato che donne e bambini appunto sono diventati ormai le armi preferite di Boko Haram.

Ma seppure l’operazione sia importante siamo certi che ci vuole ben altro per sconfiggere Boko Haram e per chiudere i rubinetti di finanziamenti e rifornimenti occulti che questo gruppo, evidentemente, riceve.

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