Nigeria, legge anti-gay: solo un cinico tema elettorale

imagesFa discutere in questi giorni la legge anti-gay entrata in vigore in Nigeria che punisce severamente chiunque pratica, appoggia, sostiene comportamenti sessuali diversi da quelli eterosessuali. Leggi analoghe sono passate, o sono sotto discussione, in Uganda, in Zimbabwe e in altri paesi.

La severità di queste leggi e il fatto che la classe politica le usi come dei temi populisti che producono consenso fa pensare che gli africani siano bacchettoni, moralisti, omofobici, complessati e che puniscano con violenza chi esce dai binari della cosiddetta “normalità”.

Ma è proprio vero? In realtà no. Quasi sempre è la politica che usa questi temi con finalità diverse dal merito. Il caso della Nigeria è eclatante: il presidente federale Goodluck Jonathan è in grosse difficoltà. E’ debole politicamente per poter forzare la mano e presentarsi candidato alle elezioni presidenziali dell’anno prossimo. Non potrebbe farlo dato che vige un accordo tacito all’interno de Peoples Democratic Party secondo il quale i candidati presidenziali sono alternativamente un politico del nord e uno del sud. Lui, uomo del Sud, è diventato presidente, in quanto vice di Umar Yar’adua, uomo del nord, che morì mentre era in carica. Per proporsi per un’altro mandato dovrebbe avere degli argomenti forti, dei successi da sbandiarare e non ne ha.

Il varo della legge anti-Gay dunque è una mossa per spostare l’attenzione domestica del fallimento della sua amministrazione nel raggiungere gli obiettivi promessi, cioè una Nigeria libera dalla corruzione, dalle tensioni inter-etniche e confessionali. Oggi la situazione è ben lontana da quei traguardi: nel Nord il gruppo islamico Boko Haram continua a seminare terrore, nella regione meridionale del Delta del Niger i problemi di inquinamento petrolifero non sono nemmeno lontanamente affrontati, ugualmente la questione della distribuzione dei proventi derivanti dalla vendita del greggio.

In più il Peoples Democratic Party, per la prima volta nella sua storia, deve far fronte alla defezione di numerosi parlamentari e governatori che gli hanno fatto perdere la maggioranza relativa alla camera dei rappresentanti e al Senato.

La “questione gay” dunque è l’ultimo dei problemi nella Nigeria di oggi, ma viene “gonfiato” al punto da divenire, almeno all’estero, il tema principale del dibattito all’interno del paese. La realtà è un’altra cosa.

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