Non solo Charlie Hebdo

boko-haram

Ci sono tutti gli elementi per credere che le dimensioni drammatiche che riporta la Bbc per il massacro di Baga, nella Nigeria Nord-Orientale siano effettivamente rispondenti alla realtà. E se è così si tratta di una vera e propria carneficina: almeno duemila morti, quasi tutti civili, inseguiti nella boscaglia e uccisi. Altre migliaia fuggiti in Ciad, senza nulla e senza nemmeno assistenza. Tutto ciò è stato compiuto, ancora una volta, da quella famigerata setta Boko Haram che dal 2009 circa terrorizza e tiene a ferro e fuoco lo stato di Borno, di Adamawa e Yobe.

Questo massacro avviene (o meglio, se ne viene a conoscenza) a poche ore dall’incursione armata a Parigi, nella redazione di Charlie Hebdo con il suo tragico seguito: dodici morti e una caccia all’uomo che è ancora in corso.

Lungi da me il fatto di fare un confronto tra i duemila morti nigeriani e i dodici francesi. A Parigi il terrorismo ha colpito il cuore della Francia. E ha colpito un obiettivo simbolo, l’informazione, la libertà di esprimersi. E’ un fatto gravissimo che merita che l’attenzione dell’opinione pubblica vi venga catalizzata e attirata. Non c’è dubbio. Ma ritengo essenziale anche che i riflettori si accendano sulle stragi del terrorismo in regioni remote, non solo quella di queste ore in Nigeria.

Per la verità non è vero che il sistema dell’informazione non si occupi di queste strage ma lo fa con un colpo di abbaglianti: le segnala, le illumina poi si spegne tutto. Servirebbero invece informazioni supplementari, approfondimenti, valutazioni, analisi almeno quante se ne fanno in queste ore per i fatti di Parigi.

Quel terrorismo, se non viene capito, fermato, reso innocuo prima o poi arriverà anche nel cuore dell’Europa e dell’Occidente. E poi se quel fenomeno non verrà compreso continuerà a fare la sua perniciosa opera sui giovani senza speranza, senza lavoro e senza prospettive che di solito popolano queste aree remote come la Nigeria, il Corno d’Africa, il Mali e, fuori dal continente, il Pakistan, alcune aree mediorientali. Insomma se non verrà compreso e, attraverso la comprensione, fermato si sarà garantito, per mezzo dei giovani, il futuro.

8 comments for “Non solo Charlie Hebdo

  1. Ivan
    9 gennaio 2015 at 11:15

    Già, riflettori che si accendono e si spengono, perché questa società vive di clamore e permettetemi, di tanta, troppa ipocrisia. La Francia è indignata, giustamente, così come tutto l’occidente, quegli stessi occhi spavaldi dei ragazzini soldati francesi che ho visto nelle zone di guerra in Africa ora hanno paura. Ora non sono i più forti e allora tremano. Non voglio essere frainteso, CONDANNO fermamente ogni atto di terrorismo, ma cosa fa il cosiddetto mondo sviluppato per evitare la povertà che si trasforma in miseria e poi in rabbia. Sfruttiamo senza ritegno ogni risorsa di questa Terra distruggendo habitat e culture millenarie e lasciamo solo le briciole a chi quella terra la abita da sempre. Troppo facile per gli estremisti trovare reclute in questi territori. Provate anche solo per un minuto a pensare a decenni di colonizzazione e soprusi, questo è il risultato oggi. Ma forse chi non ha visto non può capire.

    • paolo
      9 gennaio 2015 at 14:21

      è anche necessario però evitare l’equivoco “occidentale-sfruttatore del povero-mussulmano”, perchè i maggiori sostentamenti alla lotta armata contro gli infedeli occidentali è finanziata da paesi ricchissimi, come l’Arabia Saudita, lo Yemen, gli EAU, dove esistono situazioni inaccettabili di discriminazione razziale (nessuna immagina come vengono trattati i lavoratori filippini o indiani in quei paesi….come schiavi). Perciò gli occhi aperti vanno tenuti a 360 gradi, non è sempre e solo l’imperialismo economico occidentale a suscitare mostri….

  2. piero
    9 gennaio 2015 at 16:08

    io ti capisco Ivan, si forse perchè mi è capitato di sfiorare il suolo africano… una testimonianza come la tua può essere preziosa, ci aiuta a riflettere.
    Ci sono tantissimi “Charlie Hebdo” in Nigeria, in Ciad, in Repubblica Centrafricana, in Somalia, Congo, ma anche in Siria, in Iraq, in Pakistan, nel mare tra Libia e Lampedusa… solo un bagliore informativo e poi si ricomincia da capo.
    Il mondo si cambia se cambiamo tutti, se diventa più giusto ma giusto sul serio… che senso ha dire “ci hanno dichiarato guerra” ? Non è forse una guerra (di rapina) quella che da anni le compagnie petrolifere di mezzo mondo combattono in Nigeria?
    Uno sparo per una vignetta è una aberrazione che fa male solo a pensarci, … la democrazia e la libertà sono una conquista che deve valere a Parigi e a Tripoli (dove la Francia ha combinato un bel casino nel 2011 insieme alla Nato).
    Non commettiamo il solito errore di considerarci dalla parte giusta, gli altrii sbagliano e quelli nel giusto siamo noi, così diventa tutto tremendamente più difficile.

    • paolo
      9 gennaio 2015 at 19:04

      ma non facciamo nemmeno l’errore contrario, ovvero essere indulgenti con quella parte del mondo islamico che professa la jihad.

  3. 10 gennaio 2015 at 16:24

    Bravo per averne parlato, io l’ho fatto presente diverse volte

  4. 11 gennaio 2015 at 13:44

    Ti abbraccio, grazie per aver segnalato questo orrore che è accaduto nella mia Nigeria. Da anni io e la mia associazione stiamo denunciando i crimini di Boko Haram.

  5. anna
    14 gennaio 2015 at 14:14

    Ma io mi chiedo se non stiamo sbagliando tutto noi occidentali , le nostre politiche , i nostri interventi militari , la nostra pretesa di esportare democrazia in paesi in cui la cultura è quasi per noi incomprensibile . Abbiamo finanziato noi guerre di ogni tipo , abbiamo prodotto noi povertà e desolazione sopratutto in Africa dove terre ,risorse e ricchezza vanno in mano alle multinazionali, e comincio a pensare che anche questi gruppi terroristici alla fine siano un sottoprodotto della nostra sporca politica. Io penso che la libertà di espressione vada assolutamente salvaguardata e difesa ma tutti , e dico proprio tutti dobbiamo ancora capire cosa significhi il rispetto tra gli esseri umani . Pensiamo di essere i migliori sulla faccia della terra , io avrei qualche dubbio. Finchè ci saranno morti di fame , povertà e terrore l’uomo sarà sempre uno sconfitto.

  6. Hassan Ahmed
    21 gennaio 2015 at 06:59

    Strage a Parigi: fanatici religiosi o False Flag?
    Marcello Pamio – 16 gennaio 2015
    Ennesimo copione, e purtroppo ennesima strage di innocenti.
    Si dovrebbe parlare anche in questo caso di False Flag, o Fausse Bannière alla francese, visto che questa volta la Falsa Bandiera è toccata a Parigi.
    Per coloro che non sanno cosa s’intende per falsa bandiera, la spiegazione è semplicissima: qualcuno esegue un attentato e poi fa cadere la colpa su qualcun altro che non c’entra assolutamente nulla. Hanno fatto credere al mondo che il vergognoso attentato di Parigi sia stato eseguito da un paio di terroristi vestiti di nero, estremisti islamici per vendicare Maometto, mentre è evidentissimo dalle immagini che si è trattato di un commando militare super addestrato!
    Ne più ne meno quello che è accaduto l’11 settembre 2001 a NY, dove il Sistema ha fatto ricadere la colpa degli attentati, magistralmente eseguiti, su un gruppo di stolti talebani, che improvvisandosi piloti di boeing hanno fatto crollare le Torri Gemelle e un lato del Pentagono.
    I fatti dell’ultimo episodio di Parigi sono abbastanza conosciuti da tutti: due personaggi (commandos), urlando Allah Akbar, hanno ucciso dodici persone nella sede di un giornale satirico parigino. Erano tutti colpevoli di aver offeso il Profeta.
    Dopo la strage, prendono l’auto e con estrema tranquillità se ne vanno. Abbandonano la macchina, e incredibilmente uno di loro si dimentica sbadatamente la patente sul sedile (sic!).
    Di primo acchito questo potrebbe sembrare assai anomalo, ma sappiate che è tutto normale, perché nel “manuale del giovane attentatore” infatti si consiglia caldamente di portare sempre con sé la patente di guida. Sempre.
    Esattamente come il passaporto di uno dei talebani trovato magicamente sotto milioni di tonnellate di macerie delle Torri nel 2001. Anche in questo caso un vero e proprio colpo di fortuna.
    La commedia però non finisce qua, perché la patente dimenticata sul sedile dell’auto, invece di essere sequestrata e secretata dagli inquirenti come prova centrale, viene fotografata e le immagini fanno il giro del mondo! Cosa questa alquanto ambigua, eppure nessuno si è posto la domanda su chi avesse avuto accesso alle foto per poi pubblicarle in rete.
    Siamo talmente obnubilati, cerebralmente parlando, che nessuno è in grado di pensare.
    Inizia così la caccia all’uomo con quasi 90.000 uomini.
    Ma tale ricerca finisce presto, e come sempre accade in casi simili, gli attentatori vengono uccisi nello scontro a fuoco. Sempre lo stesso copione. In tutte le tragedie come queste, i “colpevoli” finiscono sempre con la morte, come se l’imperativo e l’ordine fosse quello di vendicare i colpevoli per le masse, eliminandoli, quindi cancellando anche tutte le prove e tutti i possibili testimoni.
    Da ricordare in questo caso il film hollywoodiano della cattura di Osama Bin Laden: dopo l’arresto è stato ucciso e il corpo gettato a mare, cancellando ogni prova. Nessuna immagine, nessun video: una esecuzione rimasta nel silenzio. Cosa questa impossibile nell’era della comunicazione. Ovviamente era impossibile farlo vedere, perché Bin Laden è morto nel 2001!
    La cosa ancor più incredibile è che tutto il commando militare di Navy Seals, oltre 17 militari dell’unità Team 6, che avrebbe partecipato a questa spudorata quanto ridicola messinscena, ha trovato la morte in un attentato. Quindi i possibili testimoni, cioè coloro che avrebbero potuto smaronare la vicenda, misteriosamente sono tutti morti assieme. Il mistero del karma di gruppo…
    Quindi anche per Parigi non sapremo mai come sono andate realmente le cose e soprattutto non sapremo mai chi sono stati i veri mandanti.
    Un’altra notizia passata completamente in secondo piano dai media mainstream, è la seguente: Helric Fredou, uno dei commissari di polizia giudiziaria scelti per fare le indagini si è misteriosamente ucciso. All’una di mattina dell’8 gennaio, dopo aver finito di scrivere la sua relazione, a soli 44 anni si è sparato un colpo alla testa! Stiamo parlando di un commissario di polizia di alto livello. “Quella notte – racconta il fratello – che era sempre di guardia, è stato convocato ed è andato in ufficio intorno alle 22:30. La serata è stata molto tesa secondo i suoi colleghi, c’era anche la Polizia di Parigi. Mio fratello doveva aver scritto un rapporto, poi c’erano delle tensioni, non so perchè. Ha detto che doveva fare una telefonata urgente e, quando dopo un po’ non era ancora tornato…hanno mandato un collega a cercarlo… e lo hanno trovato morto”
    Spesso la realtà supera anche la più fervida immaginazione.
    Se tutto ciò non bastasse, c’è sono alcuni filmati molto interessanti…
    Si chiama Amichai Stein ed è il vicecapo redattore della tv israeliana di stato Channel 1. Questo fortunato giornalista si trovava casualmente nel posto giusto al momento giusto: esattamente sotto di lui infatti gli attentatori uscivano dall’auto spianando i mitra e lui aveva, sempre casualmente, la telecamera in mano.
    Non ci è dato sapere come faceva questo Stein ad essere lì in quel preciso istante e perché avesse la telecamera. Una fortuna sfacciata per un giornalista, visto che con i diritti del video avrà guadagnato moltissimi soldi. E’ perfino riuscito, con freddezza e lucidità uniche, a twittare le foto in Tete in diretta mentre avveniva l’attentato.
    Dicono che avrebbe ripreso tutto con il proprio telefonino, ma questa storia non regge: dalle immagini si vede chiaramente che viene registrato tutto da una posizione ottimale in maniera quasi cinematografica, e ad un certo punto la scena sembra addirittura tagliata e in dissolvenza…
    Qualcuno forse ha eseguito un montaggio per motivi a noi sconosciuti?
    Molto probabilmente invece del cellulare il giornalista aveva con sé una telecamera con tanto di treppiede pronto a registrare quello che sarebbe successo. Quindi forse sapeva qualcosa che noi non sapevamo?
    Dalle immagini del video si vede un furgone parcheggiato esattamente nello stesso punto in cui l’auto del commando si è fermata. Si tratta di un furgone bianco con la scritta Rent Car, uno di quelli presi a noleggio. Dire che sembra il classico furgone da osservazioni, posizionato in maniera ad hoc nella scena del delitto, sembra un discorso da complottisti, quindi è meglio lasciare stare, ma il dubbio rimane.
    L’altro video inedito di Sky News mostra qualcosa di ancor più inquietante: una volante francese (vedi foto sotto) anziché opporre resistenza e bloccare la macchina dei terroristi, li lascia tranquillamente fuggire. La polizia si trovava di fronte all’auto e ne bloccava il passaggio. Uno dei “terroristi” esce e lancia una smitragliata contro la volante, la quale invece di rispondere al fuoco, scappa arretrando, permettendo così la fuga agli attentatori…(sic!)
    Hanno per caso ricevuto l’ordine di lasciarli andare? E per quale motivo?
    Chi ha voluto la strage? C’entrano davvero le vignette su Maometto e l’Islam?
    Interessanti e alquanto inquietanti sono le dichiarazioni di Alan Dershowitz, un avvocato ebreo molto neocon e soprattutto un falco filoisraeliano, secondo le quali: “la Francia raccoglie quello che ha seminato” e il motivo sarebbe che l’Eliseo sarebbe troppo indulgente con il terrorismo, cioè sarebbe troppo buono con l’Islam. Detto così sembra che qualcuno abbia voluto punire i francesi perché non usano il pugno di ferro nei confronti dei musulmani…
    Il sindaco di Ankara ha le idee un po’ più chiare: secondo lui il “mossad è sicuramente responsabile di tali incidenti…incrementando l’inimicizia verso l’islam”
    Questo non è così fantascientico se pensiamo che il Primo Ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha dato ordine al Ministero degli esteri e al mossad stesso di dare al governo francese ogni assistenza necessaria per combattere il terrorismo. Quindi assistiamo a qualcosa di eccezionale e senza precedenti in un paese sovrano come la Francia. Quindi a Parigi viene mobilitato un servizio segreto, viene fatto arrivare dal medio oriente in poche ore, o forse è meglio dire che era già nella capitale francese…
    Nonostante le dichiarazioni dell’avvocato e del sindaco, ricordiamo sempre il problema-reazione-soluzione.
    Lo scopo degli attentati è accelerare la creazione di uno stato di tensione, di terrore, di conflitto con il mondo arabo (scontro di civiltà). Ma non solo, perché da una parte inoculare il virus della paura paralizza e blocca le coscienze e, dall’altra, lo stato di tensione permette di far passare leggi e decreti ad hoc, con la scusa del terrorismo, che andranno a limitare sempre più le libertà individuali. Leggi che altrimenti non sarebbero mai passate: vedi le Patriot Act del 2001.
    Passaggi eccezionali verso l’instaurazione di un Ordine Internazionale…
    La cosa incredibile è che saranno le stesse persone (mentalmente condizionate e indottrinate dagli eventi) a richiederlo…
    Saranno le persone a pretendere maggiori limitazioni delle proprie libertà, più stretti controlli in tutti gli ambiti (telematici, elettronici, informatici, ecc.) e naturalmente tutto questo per la sicurezza pubblica. Nessuno avrà il coraggio di condannare la crescita esponenziale di telecamere che saranno installate ovunque: strade, piazze, locali e bagni pubblici compresi perché tutti vogliono la sicurezza.
    Saremo felici nel vedere l’esercito (come sta già avvenendo) che pattuglierà le nostre strade: i militari in mimetica infondono sicurezza.
    Quindi tutti saremo più sicuri: cosa volete di più?
    Ma di quale sicurezza stiamo parlando? Quella stessa sicurezza messa ko e annientata dagli stessi personaggi che poi si occuperanno di proteggerci dal terrorismo?
    Lo vogliamo capire o no che ci stiamo appoggiando, chiedendo maggiore sicurezza, proprio ai fautori dello stato di tensione?
    Forse è arrivato il momento di uscire dal letargo cerebrale nel quale ci hanno fatto piombare per ritornare ad usare il nostro cervello e il nostro senso critico.

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