Otto marzo. Un omaggio…

In questa giornata, un po’ rituale, ormai, vi propongo una riflessione ad immagini già pubblicata su questo blog. Mi perdonerete, ma è un omaggio…

imagesSul ruolo delle donne in Africa si potrebbero dire le cose di sempre: sopportano il peso della società, sono caricate delle incombenze più gravose, sono il collante del gruppo familiare. Tutte cose vere, ma abbastanza banali che, oltretutto, non rendono completamente giustizia al valore aggiunto che le donne danno all’intero continente.

Sì, perché le donne in Africa sono una vera e propria ricchezza. Innanzi tutto sono belle. Esteticamente intendo. Ma non si tratta solo della bellezza fisica fine a se stessa, ma quella bellezza che è voglia di vivere, serenità, allegria e – perchè no? – sensualità. Basta frequentare una discoteca in qualunque villaggio o città d’Africa per capire che la differenza in quel luogo la fanno le donne, che siano giovani, poco più che adolescenti o voluminose donnone africane che sanno muoversi con naturalezza e gusto al ritmo della musica.

Provate ad andare in giro per alcuni sfortunati paesi africani con una macchina fotografica e a riprendere volti femminili. Quando svilupperete quelle foto farete fatica a pensare che quei visi sereni, quegli occhi gioiosi, quelle espressioni concilianti, magari un po’ timide davanti all’obiettivo ma che tradiscono atteggiamenti giocosi, provengano da contesti a volte squassati dalla guerra o da drammatiche vicende umane e sociali. Quei visi, ripresi a volte, di fianco ad una discarica di rifiuti o all’interno di un campo profughi annullano il contesto dal quale provengono. Sono più forti.

Oppure provate a sedervi, senza fretta, vicino ad un pozzo o ad una fontana alla quale le donne, al mattino, vanno a fare rifornimento di acqua per la famiglia. Le vedrete arrivare con i loro recipienti, alcune con i bambini legati sulla schiena con variopinti drappi colorati. Si raduneranno intorno alla fontana, si accudiranno vicendevolmente i figli, rideranno di quelle risate chiassose e contagiose e poi, una volta riempiti i loro recipienti, se li collocheranno in equilibrio sulla testa. Le vedrete allontanarsi con quei corpi flessuosi e quel portamento elegante che la fatica non riesce a scalfire, sullo sfondo di una savana, o attraversare un boschetto di manghi. Vi sembreranno delle cartoline. Ognuna di loro potrebbe finire su una passerella per modelle e farebbe impallidire le già pallide e allampanate top girl in perenne dieta dimagrante.

E a proposito di cibo. Provate ad essere ospiti in una famiglia africana. Vi accoglieranno gli uomini con i quali parlerete mentre nugoli di bambini si attorciglieranno alle vostre gambe e vi saliranno sulle ginocchia. Le donne conquisteranno la serata più avanti, diventeranno le protagoniste. Mentre attendete la cena le avrete sentite lavorare sul fuoco, o le avrete viste fugacemente passare sulla scena, avrete sentito lo scalpiccio dei loro movimenti e il rumore attutito di posate di metallo.

Con pochi e poveri ingredienti vi stanno preparando un pasto che vi lascerà stupiti e ve lo serviranno accertandosi che ne mangiate in abbondanza e insisteranno, con i loro sorrisi un po’ timidi, perché assaggiate tutte le portate. Non temete potete farlo senza timore di lasciare qualcuno a stomaco vuoto. In cucina c’è certamente un piatto in più. Non si sa mai. Potrebbe arrivare qualcuno inaspettato, un ospite inatteso che non ha mangiato. E’ una regola per le donne africane pensare che nessuno deve rimanere senza cibo anche se non ha annunciato il suo arrivo, anche se è uno sconosciuto.

E pensate che loro non hanno le nostre dispense, la nostra abbondanza di cibo, i nostri frigoriferi e i nostri congelatori. Insomma le donne africane, a ben vedere, sono le migliori rappresentanti del continente. Raccontano un Africa che passa inosservata. Forse anche per colpa dei giornalisti (categoria della quale faccio parte) che puntano lo sguardo con troppa insistenza su una montagna di rifiuti, o su un bambino armato di kalashnicov senza badare al viso di una donna che sta a pochi metri.

5 comments for “Otto marzo. Un omaggio…

  1. 8 marzo 2013 at 09:40

    è semplicemente magnifico!!!!!

  2. Paola
    8 marzo 2013 at 11:40

    Bravo Raffaele! Non c’è altro da dire, hai detto m e r a v i g l i o s a m e n t e tutto!!!

  3. Lajla Costanza Castrovinci
    8 marzo 2013 at 14:08

    Grazie Raffaele Masto, grazie x aver descritto con parole chiare la vera realtà delle donne africane.Io le ho riassunte in versi le mie esperienze africane :
    ELEMENTI
    Un bimbo mi prese per mano
    Conducendomi alla sua capanna
    Lì una donna mi chiese:
    “Hai una medicina per gli occhi della mia bambina?”
    …ero in africa
    e non riconobbi la Speranza?
    l’avevo dimenticata?
    Una giovane donna camminò
    Al mio fianco, sorridendomi.
    Adagiò tra le mie braccia la sua piccola bimba.
    …ero in africa
    e non riconobbi la Fiducia?
    l’avevo dimenticata?
    Un uomo col suo passo calmo
    In una stretta e polverosa
    Strada sterrata del villaggio mi disse:
    “Hai portato festa nel villaggio”,
    …ero in africa
    e non riconobbi la Serenità?
    l’avevo dimenticata?
    Un vecchio con la sua sontuosa tunica batik
    Trasportava sottobraccio
    Contorte lamine per la sua umile capanna
    …ero in africa
    e non riconobbi la Dignità?
    l’avevo dimenticata?
    Un asinello e una capretta gravida
    E un gallo dal variopinto piumaggio
    Attraversavano un ponticello
    Attendendosi l’un l’altro.
    …ero in africa
    e non riconobbi la Gentilezza?
    l’avevo dimenticata?
    Al tramonto seguì un alba
    e poi un altro tramonto e poi ancora …
    il fiume,seguendo il vento,
    si ritirava e poi tornava
    e poi andava e poi ancora…
    …ero in africa
    e non riconobbi la Vita?
    l’avevo dimenticata?
    Autore:lajla 19.03.2008 ore 21,50)

  4. Antonella
    10 marzo 2013 at 19:18

    semplicemente fantastico…………amo l’Africa

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