Pensieri su una foto

La foto che vedete pubblicata di fianco è stata scattata nell’anno 2002 in Sudan, precisamente nella regione orientale del Southern Blue Nile. Con altri colleghi giornalisti ero al seguito dei guerriglieri sudisti dell’Spla che combattevano contro l’esercito di Khartoum del presidente Omar Al Bachir. Due anni dopo il Nord e il Sud firmarono la pace. Dieci anni dopo si separarono. Oggi sono tornati a combattersi sulla frontiera comune nata dalla secessione del Sud. Guardando la foto non ho potuto fare a meno di soffermarmi sui volti di quei combattenti. Che sarà di loro oggi? Hanno visto crollare l’ideale per il quale combattevano o la secessione del Sud li ha appagati? E oggi saranno ancora sui fronti nei quali si combatte? Si sentiranno delusi dal fatto che la guerra non è mai finita? Ho pensato che il loro mestiere era combattere e che probabilmente sono entrati, al momento dell’indipendenza del Sud, nell’esercito della neo nazione salutata con grande enfasi in tutti i discorsi politici. Insomma, una vita dedicata alla guerra la loro. Che peccato!

Si, che peccato perché ricordo che quei giovani erano allegri, intelligenti, curiosi. Volevano sapere dell’Europa, di come si viveva, dei nostri leader politici e dei calciatori che militavano nei nostri campionati. Erano anche degli atleti. Avevo seguito una loro esercitazione ed ero rimasto stupefatto dalla capacità di correre, attaccare, mimetizzarsi per ore, instancabili. Avevano sempre il sorriso sulle labbra, anche dopo una giornata di cammino carichi – oltre che delle loro armi, dello zainetto tattico, delle bandoliere – anche di alcuni bagagli dei fragili e un po’ pingui giornalisti che li seguivano.

Erano militari, e come tutti i militari (anche se stavano dalla parte dei buoni) quando attraversavano un villaggio si impossessavano del poco che c’era da mangiare. Ma non lo facevano con spocchia: era una necessità, loro dovevano combattere, avevano bisogno di energia, ci mettevano il rischio della propria vita, il paese doveva dare il suo contributo.

Quei giovani avevano una voglia di vivere straripante, genuina, sana. Il paragone è un po’ banale, un po’ retorico, ma inevitabile con i giovani – sempre un po’ insofferenti e insoddisfatti – dei master obbligatori della nostra vecchia decadente Europa.

Chissà se proprio in uno di quei volti un po’ in ombra della foto si celava un genio dell’informatica, o della letteratura, o un medico. Non lo saprò mai. Hanno dedicato la loro vita alla guerra. Che peccato!

1 comment for “Pensieri su una foto

  1. 19 agosto 2012 at 08:42

    Buongiorno.
    Caro Masto, leggendo l’articolo di Del Corno su Il Fatto ho fatto la piacevole scoperta di questo blog. Intanto bellissimo. Per le foto e per i contenuti. (Diceva un mio amico professore di Economia del turismo, E. Montanari, dell’Università di Pescara, che un sito “NON SI LEGGE, SI VEDE”). Io credo che avesse molto ragione. Ma un blog si legge anche e soprattutto. Insomma credo che i due aspetti debbano formare un unicum.
    E quì, lo formano.
    I primi due o tre articoli che ho letto aprono una finestra per me quasi sconosciuta e continuerò ad affacciarmici.

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