Per il petrolio si fanno le guerre (a volte anche la pace)

Ancora il petrolio. Tutto ciò che si muove in questi giorni intorno alla città somala di Kisimayo fa comprendere come si formino gli equilibri internazionali, come le potenze, regionali e mondiali, prendano le loro decisioni, come e perché le lobby economiche premano sui politici. In questo caso è soprattutto il petrolio. Ma non necessariamente è il greggio a determinare decisioni, equilibri, strategie. In Niger è stato l’uranio, in Congo l’oro o il coltan, in Sierra Leone i diamanti. E si potrebbe continuare…

In questi giorni stare a vedere cosa succede intorno a Kisimayo è veramente interessante, direi quasi istruttivo.

La città è il principale porto del Sud della Somalia, è stata governata, fino ad una decina di giorni fa, dai miliziani islamici di Al Shebab – che sembravano inestirpabili – e sono stati invece cacciati da un imponente missione militare che ha visto coinvolti i caschi blu dell’Unione Africana, le truppe etiopiche, quelle del governo di transizione di Mogadiscio e, soprattutto, i soldati dell’esercito del Kenya. Quest’ultimo paese era il più interessato all’operazione e infatti l’attacco decisivo è stato compiuto dalle truppe di Nairobi che hanno poi occupato la città. E perché mai il Kenya ha mostrato così grande interesse ad infilarsi da protagonista in una guerra che avrebbe potuto rivelarsi un pantano?

Di motivi ce ne sono in abbondanza e ruotano, in buona parte, intorno al greggio. Quello custodito in giacimenti , che gli esperti dicono essere notevoli, posizionati, offshore, esattamente al confine delle acque territoriali di Kenya e Somalia. E quello che dovrebbe arrivare dal Sud Sudan, paese neonato dalla secessione da Khartoum.

Il Sud Sudan ha ricchissime riserve di greggio, ma non ha oleodotti per trasportarlo e non ha sbocchi al mare, strade e terminali per commercializzarlo. C’è il progetto di un oleodotto (che il Kenya sta già costruendo) che lo porti esattamente nel terminale petrolifero della splendida (dal punto di vista naturale) isoletta kenyana di Lamu che sta esattamente a sud di Kisimayo.

Questo progetto oltre ad essere molto vantaggioso economicamente per il Kenya darebbe a questo paese un ruolo politico regionale molto importante. La Somalia avrà un debito con Nairobi per avere cacciato gli shebab e per offrirle la possibilità di commercializzare il proprio greggio. Ma soprattutto il ruolo di Nairobi si estenderebbe fino al Sud Sudan che, con quell’oleodotto, non dipenderebbe più dal nemico di Khartoum.

Il progetto del Kenya e il ruolo futuro nella regione di questo paese, evidentemente hanno trovato una buona adesione internazionale dato che Onu, Etiopia (l’alleato più fidato di Europa e Stati Uniti nel Corno d’Africa) hanno messo a disposizione le loro truppe per portare a termine l’operazione, e la Casa Bianca ha messo a disposizione i suoi droni posizionati nelle basi in territorio etiopico.

Ora è più chiaro perchè proprio adesso, dopo venti anni di tentativi, la Somalia viene riportata (manu militari) nel consesso internazionale. Per il petrolio si fanno le guerre e… a volte, anche la pace.

1 comment for “Per il petrolio si fanno le guerre (a volte anche la pace)

  1. 10 ottobre 2012 at 07:06

    Caro Masto,
    leggo sempre con molto interesse i suoi articoli.
    Mi servono anche e soprattutto per misurarmi con una realtà che cancellerebbe tutti i problemi nostri (italiani ed europei), anche se poi alla fine questi sono, sembra, irrisolvibili. Ma al confronto…
    E’ proprio questo confronto che riporta tutto alla giusta misura (anche se con l’euro non si scherza, visti i tanti disoccupati che ha creato in Spagna, Italia, Grecia,…).
    Cordiali saluti,
    Antonio Spina

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *