Povero Congo

Ho cercato di ricostruire ciò che è accaduto nel Kivu, turbolenta regione orientale del Congo, dove, mentre ero in Mozambico, senza notizie, è accaduto di tutto. In realtà non è accaduto niente che non fosse già accaduto. E’ incredibile come in questa regione la storia si ripeta, quasi monotona se non fosse che ogni volta significa il dramma della fuga per decine di migliaia di persone. Significa perdere tutto, spesso perdere anche qualche persona cara.

Con i dovuti distinguo, lo scontro di questi giorni tra l’esercito della Repubblica Democratica del Congo e il Movimento M23 ricorda molto quello della fine degli anni duemila tra il movimento guerrigliero di Laurent Nkunda e i soldati di Kinshasa. Allora come oggi al centro del conflitto c’era la città di Goma che fu occupata e poi “liberata” a più riprese. Anche allora ondate di profughi, anche allora, come oggi, brillò l’inutilità della missione dei caschi blu dell’Onu, la pur costosissima e armatissima Monuc.

Le minacce del Movimento M23 di proseguire ed estendere la guerra fino a Kinshasa per rovesciare il regime di Joseph Kabila, invece ricordano in modo inquietante ciò che accadde nel lontano 1997 quando il padre dell’attuale presidente congolese, Laurent Kabila, partì proprio da queste regioni per rovesciare Mobutu Sese Seko che aveva governato il Congo per 32 anni.

C’è un’altra inquietante similitudine. Anzi, si dovrebbe dire una costante, e cioè il fatto che dietro tutti questi avvenimenti ci sono sempre le stesse entità, gli stessi burattinai – che quasi certamente sono solo quelli che ci mettono la faccia – e dietro di loro ci sono altri ancora.

Queste entità sono i vicini Ruanda e Uganda. Loro appoggiarono, finanziarono, sostennero Laurent Nkunda e, ancora prima, loro sponsorizzarono la caduta di Mobutu ad opera di Laurent Kabila che attraversò tutto il Grande Congo fino ad assediare Kinshasa.

Nel 1997 come oggi l’inutile e corrotto esercito del Congo si sfaldò. E oggi come allora i soldati di Knshasa preferiscono la fuga e il saccheggio piuttosto che la battaglia.

Tutto questo ricorrere della storia significa che per il povero e martoriato Congo, colpevole di avere un territorio troppo ricco, le grandi potenze (le solite e a maggior ragione quelle emergenti) non hanno ancora trovato un accordo su come spartirsi le sue ricchezze. E allora fomentano guerre, fanno nascere movimenti guerriglieri, si avvalgono dei servizi di loschi faccendieri.

La preda è messa a terra, tenuta ferma con un artiglio sulle sue carni sanguinanti in attesa che questi spietati predatori si spartiscano il bottino. Povero Congo! Povera, splendida società civile di queste regioni che meriterebbe tutt’altro.

1 comment for “Povero Congo

  1. giovanna
    30 novembre 2012 at 20:00

    quando gli elefanti si battono è l’erba che soffre…. (proverbio swahili)

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