Power Africa. Un summit inedito alla Casa Bianca

imagesNella settimana che va dal 4 al 9 di agosto si svolgerà un summit afro-americano senza precedenti. Alla Casa Bianca il presidente Barak Obama riceverà cinquanta leader africani per un vertice che affronterà i grandi temi di attualità, ma che è nato con una fitta agenda economica che, nelle intenzioni, dovrebbe sviluppare e approfondire le relazioni e la cooperazione tra Stati Uniti e paesi africani.

Gli Stati Uniti si presentano con una offerta allettante. Il lancio di una iniziativa denominata “Power Africa”, cioè un piano che, con fondi privati e pubblici, porterà energia elettrica a venti milioni di famiglie nella parte sub-sahariana del continente. Per questo piano Obama è riuscito a convolgere una serie di importanti aziende private che investiranno nove miliardi di dollari, e la sua amministrazione dovrebbe annunciare la messa a disposizione di altri fondi.

Al di là degli annunci però è impossibile non vedere questa iniziativa come il tentativo degli Stati Uniti di inseguire la Cina che ha investito, con successo e in modo massiccio, nel continente africano per ottenere risorse minerarie fondamentali per la sua economia in forte espanzione. Insomma una ulteriore dimostrazione che l’Africa è la “Nuova Frontiera” dell’economia mondiale. L’Africa, con le sue risorse agricole e minerarie, sta finanziando il prossimo assetto geo-politico del pianeta.

Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale le prospettive di crescita in Africa saranno del 5,8 per cento per il 2014, e 5,8 per cento per il prossimo anno.

La domanda vera è la solita: gli africani ne trarranno vantaggio? O si tratta di una sfida tra grandi potenze, tradizionali ed emergenti, che si gioca sulla testa del miliardo di africani che abitano il continente?

Dipenderà, a mio parere, dal fatto che gli africani stessi, che sono vitali e creativi, riusciranno ad emergere come società civile capace di limitare lo strapotere delle loro onnivore classi dirigenti che rischiano di divorare tutto il “benessere” potenzialmente prodotto da queste formidabili crescite economiche. Non è facile perché i dittatori africani e i loro entourage allargati non gradiscono che la ricchezza vada distribuita in un sistema economico democratico.

In attesa di vedere come andrà a finire è interessante ragionare su alcuni dettagli di questo inedito summit afro-americano per lo svolgimento del quale gli Stati Uniti hanno cercato di considerare la questione diritti umani una sorta di bussola: infatti non è stato invitato il leader del Sudan, Omar Al Bachir, accusato e ricercato dalla Corte Internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità per la guerra in Darfur, non è stato invitato nemmeno il presidente dell’Eritrea, Isaias Afworki, a capo di un paese da dove la gente fugge in continuazione per le violazioni e la repressione, non sono stati invitati i leader del Centrafrica, paese piombato nel caos, e non è stato invitato il controverso e inamovibile leader dello Zimbabwe, l’ormai novantenne Robert Mugabe. Non ci saranno nemmeno i presidenti di Liberia e Sierra Leone i cui paesi sono alle prese con l’epidemia di Ebola.

A proposito di Ebola si è saputo che i leader invitati al summit e le loro folte delegazioni saranno tutte sottoposte a controlli medici preliminari proprio per evitare che la malattia si diffonda negli Stati Uniti.

2 comments for “Power Africa. Un summit inedito alla Casa Bianca

  1. 4 agosto 2014 at 11:07

    Ogni volta che c’è una redistribuzione delle carte su scala mondiale, l’Africa viene invitata a partecipare con l’apporto di uomini e di materie prime. Ma il suo ruolo è subordinato, e questo modo di stivaggio continua da decenni. In realtà, l’Africa è ambita. Sarà sufficiente che la situazione economica mondiale cambi in modo che cada nel dimenticatoio, nella miseria e nelle profondità della storia. Quello che sta accadendo oggi non è il frutto di una conquista africana. L’Africa rimane abbandonato.

    L’Africa non ha le basi necessarie. I Rapporti alla conoscenza, la scienza e l’educazione sono estremamente diafani. Pochi decenni non basteranno, per mettere in atto un utilizzo dinamico della conoscenza.

    Da questo punto di vista, 2025-2050 sembra essere una meta troppo breve, e questo non accadrà senza convulsioni. Il tempo per l’Africa non è ancora maturo. Ci sono segnali positivi, ma questi sono solo pepite in un fiume che torna indietro.

    L’Africa ha sempre avuto imprenditori innovativi, ma le eredità storiche sono gestanti. Non siamo ancora fuori dal commercio degli schiavi e dalle economie dei banchetti. Quello che è ad esempio successo in Costa d’Avorio, lo illustra perfettamente. Ouattara et Gbagbo sono dei «signori della guerre» che cercavano il potere e il controllo della terra stringendo alleanze con stranieri. Le società africane sono colme di poteri predatori. Non abbiamo una classe dirigente in grado di stabilire patti con le popolazioni per creare ricchezza, ma degli strati dominanti che monopolizzano le risorse naturali, con l’ausilio di potenze estere. Questo collegamento con il mondo non è cambiato, e questa matrice rimane valida. Questo processo ha avuto un crescente aggravio con l’integrazione nelle reti mafiose internazionali.

    E’ Presumibile che ci stiamo muovendo da una economia d’estrazione a una economia di accumulazione, da una economia predatoria ad una economia di produzione, ma l’esito è incerto. La direzione può essere felice o tragica. E questo non rientra nell’ingegneria sociale e politica.

    Il potere in Africa funziona per provvidenza. Non ci sono leader, né democrazia. Le elezioni non sono nemmeno finanziate dagli africani.

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