Preghiera, Profitto, Potere

imagesViaggiando in Africa non si può fare a meno di vederle. Sono dappertutto. Sono un sistema di comunicazione sintetico ed efficace che va dritto alla mente e al cuore. Un esperto di marketing o di pubbliche relazioni con tanti anni di studio alle spalle, diplomi, laure e master non saprebbe fare di meglio, non riuscirebbe ad essere più creativo. Sto parlando delle scritte che si trovano su tutti i mezzi di locomozione che percorrono le strade del continente. Una mi è rimasta impressa e l’ho vista in Uganda. Era verniciata con cura su entrambe le fiancate del pulmino sul quale viaggiavo. Era una scritta teologico-sapienzale che mi ha fatto riflettere a lungo: Prayer, Profit and Power. Preghiera, Profitto e Potere.

Il pulmino era di un piccolo imprenditore che aveva solo quello e poi l’auto personale. Il pulmino faceva la spola tra Entebbe, Kampala e Luwero, una cittadina dell’interno collegata con la capitale attraverso una strada incredibile, lungo la quale tutti andavano a velocità folli, a volte contromano per evitare le buche evitandosi all’ultimo minuto. Ai lati di quella strada giocavano bimbetti, le donne facevano mercato con ceste di prodotti proprio sul bordo, ragazzini andavano in bicicletta. Le auto sfrecciavano e miracolosamente non uccidevano nessuno, non si scontravano nemmeno tra loro.

Avevo passato in Uganda una ventina di giorni e avevo preso il pulmino e percorso quella strada almeno una ventina di volte, avanti e indietro, al modico prezzo di pochi cents di scellino, il costo di un brivido alla roulette russa. Ogni volta che salivo pregavo, a volte facevo il percorso in gran parte ad occhi chiusi. Quando arrivavo incolume ringraziavo il mio Dio.

Il pulmino Prayer,Profit,Power di solito viaggiava stipato pieno come un uovo. Il proprietario, fuglio di indiani che vivevano in Uganda da decenni, era felice, gli affari andavano bene, il suo messo rendeva e i clienti consideravano la sua impresa sicura e affidabile.

Un giorno gli chiesi spiegazione della scritta e mi disse che era stato a lungo in dubbio se chiamare il suo pulmino Miracle, Miracolo, oppure con i tre nomi che alla fine aveva scelto. Aveva optato per questi perchè esprimevano la sua filosofia di vita: tutto dipendeva da Dio, quindi pregare e lui cristiano protestante lo faceva tutti i giorni. In secondo luogo se non si facevano affari, cioè se non si guadagnava, se non si realizzavano profitti la vita era un fallimento, inutile andare avanti. Potere perchè se non si ha il potere di mettere in pratica i propri progetti non si va da nessuna parte.

Pensai – e glielo chiesi – che l’alternativa con il nome che aveva scartato, Miracle, era davvero abissale. “No” – disse lui sicuro – “se Dio non opera un miracolo” non si ottiene niente, nè profitto, nè potere e non si può nemmeno pregare perchè non si conosce Dio” Io, infedele, avevo pensato che il nome era riferito al miracolo quotidiano che si compiva ogni giorno tenendo lontani gli incidenti.

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