Radio Canal Revelation. Giornalisti in pericolo

IMG_3735 copia La notizia è passata quasi inosservata. Un giornalista che viene ucciso in Africa perché con il suo lavoro disturbava trafficanti, politici corrotti, commercianti di materie preziose e anche i terminali delle multinazionali del settore, è un dettaglio per il nostro sistema globale dell’informazione. Questa notizia però per me è stata un colpo. Ho conosciuto e visitato l’emittente radiofonica – Radio Canal Revelation (nella foto), a Bunia, nella regione congolese dell’Ituri – dove Guylain Chanjabo lavorava.

La notizia è stata riportata dalla BBC e dalla AFP in questo modo: “Scomparso all’inizio del mese, è stato rinvenuto senza vita il corpo di Guylain Chanjabo, giornalista dell’emittente ‘Radio Canal Revelation’ di Bunia, capoluogo del distretto dell’Ituri, nella Provincia Orientale. Lo riferisce l’emittente Onu in Congo ‘Radio Okapi’, precisando che “il cadavere portava segni evidenti di tortura”.

Poco prima i suoi colleghi avevano organizzato una marcia di protesta perché venisse fatta luce sulla scomparsa del loro collega. Dopo la scoperta del cadavere l’organizzazione non governativa per la tutela dei giornalisti, ‘Journalistes en danger’ (Jed), ha sottolineato che il caso di Chanjabo è l’ultimo di una lista già troppo lunga. “I casi di violenza, abusi ed intimidazioni ai danni dei giornalisti sono aumentati in modo intollerabile.

IMG_3719 copiaDi quella visita a Canal Revelation ricordo il calore con il quale sono stato accolto. Era una radio senza mezzi, con mixer e attrezzature sgangherate (nella foto) e redattori e conduttori che ci lavoravano tutti volontariamente. Eppure facevano un lavoro straordinario. Mi aveva colpito soprattutto il fatto che facevano diverse trasmissioni sulla realtà dei bambini soldato ingaggiati nelle varie milizie locali, e le facevano senza retorica ma mettendo i microfoni direttamente in mano agli ex bambini soldato.

Questi facevano appelli ai loro compagni arruolati perchè fuggissero, assicuravano loro che le autorità e i caschi blu dell’Onu non li avrebbero perseguitati. Era un lavoro pericoloso: i signori della guerra avevano bisogno di “carne da macello” e, ovviamente, non gradivano. Come pure non gradivano alcuni politici che sui traffici di queste milizie locali, che controllavano miniere d’oro o giacimenti di pietre preziose, facevano affari milionari.

Radio Canal Revelation metteva i bastoni tra le ruote, faceva raccontare ai ragazzini coinvolti cosa accadeva quando venivano attaccati villaggi per rapire e arruolare adolescenti, facevano nomi di politici, di miliziani e cercavano di seguire i traffici di contrabbando che drenavano immense ricchezze congolesi verso i paesi vicini e i conti correnti all’estero dei potenti locali.

Insomma facevano i giornalisti a pieno titolo e lo facevano, oltretutto mettendo in onda la bellissima musica congolese prodotta sul posto: cantanti e musicisti che non entreranno mai nei circuiti commerciali che arrivano nel nostro mondo. Ecco, anche questa è società civile africana. Una società che lavoro, che sa essere professionale, che rischia, che sa cosa vuole.

3 comments for “Radio Canal Revelation. Giornalisti in pericolo

  1. 13 maggio 2014 at 22:33

    Excellent post une fois de plus

  2. 15 maggio 2014 at 15:16

    Je suis tout à fait d’accord avec toi

  3. 8 giugno 2014 at 23:57

    Un puissant merci au créateur du blog

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