Ricordare Abba

Quattro anni fa, come oggi, a Milano veniva ucciso Abba, un giovane italiano con la pelle nera. Ad assassinarlo a sprangate due italiani, padre e figlio. Abba era colpevole di avere rubato nel loro esercizio delle patatine. L’episodio non merita commenti. Ciò che a distanza di quattro anni vale la pena valutare è se quel drammatico fatto ha cambiato un po’ la percezione degli italiani e dei milanesi sulla società (ormai) multietnica nella quale viviamo. Difficile rispondere anche perché la crisi e la disoccupazione hanno reso le relazioni sociali più disumane al punto che è difficile capire come la società si relaziona con gli immigrati. Personalmente però constato che c’è più paura degli stranieri. O meglio, non della loro presenza, ma di ciò che questi possono fare nella competizione per accaparrarsi le (poche) risorse. Quando partecipo a dibattiti e conferenze sul tema racconto sempre un fatto vero che mi ha fatto (e mi fa) riflettere. Quando mi capita di lavorare oltre il mio orario di lavoro, in redazione, ho di fronte a me due possibilità:

PRIMA POSSIBILITA’: chiamare il pizzaiolo autoctono e ordinare una pizza. Di solito mi risponde di fretta, prende l’ordinazione con un certo malcontento perché si aspetta l’ordinazione familiare. Dopo un’ora un trafelato ragazzo in moto (probabilmente sotto-pagato in nero) mi consegna la pizza ad un costo per nulla economico.

SECONDA POSSIBILITA’: chiamo il kebabbaro. Mi risponde allegro, con la musica di sottofondo del locale. Mi riconosce, si ricorda il mio nome. Prende l’ordinazione (tre euro di kebab, senza sovrapprezzo per la consegna) e si presenta dopo dieci minuti. Cerca di scambiare due chiacchiere: “che musica metti?” Poi se ne va.

Alla fine faccio sempre una domanda al pubblico: “Chi pensate che vincerà in futuro?”. Dopo qualche attimo di silenzio quasi spaventato qualcuno accenna una difesa che è più una speranza: “Non sono mica tutti così i pizzaioli!”. “Solo tre euro il Kebab? Certo non pagano le tasse!”

3 comments for “Ricordare Abba

  1. italianafro
    16 settembre 2012 at 19:30

    scusami ma non capisco cosa centra il ricordo di Abba con la differenza economica dovuta all’etnia?

  2. Silvia
    21 settembre 2012 at 17:18

    Mi ricorda tanto quello che scriveva Izzo:

    Des Arabes, à cette époque, il n’en manquait déjà pas. Ni des Noirs. Ni des Viets. Ni des Arméniens, des Grecs, des Portugais. Mais cela ne posait pas de problème. Le problème, c’en était devenu un avec la crise économique. Le chômage. Plus le chômage augmentait, plus on remarquait qu’il y avait des immigrés. Et les Arabes, c’était comme s’ils augmentaient avec la courbe du chômage! Les Français avaient bouffé tout leur pain blanc pendant les années soixante-dix. Mais leur pain noir, ça, ils voulaient le bouffer seuls. Pas question qu’on vienne leur en piquer une miette. Les Arabes, c’est ça qu’ils faisaient, ils volaient la misère dans nos assiettes!

    Les Marseillais ne pensaient pas vraiment ça, mais on leur avait filé la peur. Une peur vieille comme l’histoire de la ville, mais que, cette fois-ci, ils avaient un mal fou à surmonter. La peur les empêchait de penser. De se repenser, une nouvelle fois.

    Jean-Claude Izzo, “Total Khéops”, 1995

    .

  3. graziano
    12 novembre 2012 at 06:00

    forse non hai tutti i torti quando parli della pizza………!per il resto possiamo anche discutere nel senso che ormai anche quaggiù è pieno di stranieri,addirittura nel mio comune abbiamo una 40ina di residenti della Romania,ma non crediate che chi li prende a lavorare li paghino uguali a quelli del posto noo neanche per sogno!!!!!!!ho lavorato tre anni fa per conto di un’impresa di Roma,e di questi operai era pieno,nessuno con nessun tipo di qualifica,eppure la busta paga era enorme più della mia,”operaio di secondo livello!!!!!!!!!!!!!!ma poi chiedendo ho saputo che la busta paga è precisa ben fatta regolarissima……….! ma tutti quei soldi——–col cazzo che l’impresa glieli dava!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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