Riflessioni (inconcluse) su Africa, Brasile, Turchia

imagesLe proteste in Turchia e in Brasile meritano una riflessione. Una riflessione che, a sua volta, merita di essere ospitata su questo blog perchè riguarda anche l’Africa. Innanzi tutto perchè ormai il mondo è globale, e poi anche perché Brasile e Turchia hanno più di un aspetto in comune con alcuni paesi africani che oggi attirano l’attenzione mondiale.

Per proseguire bisognerebbe inannzi tutto capire, al di là dei proclami, perchè i giovani (e non solo) protestano in due paesi, la Turchia e il Brasile, appunto, che possono vantare una crescita economica formidabile. Paesi che si apprestano a conquistare economicamente fette di mercati ambiti che porteranno (e già portano) ad avere internamente lavoro e benessere.

Bisognerebbe anche capire il motivo profondo di proteste che avvengono in due paesi nei quali, nel bene e nel male, si vota in modo abbastanza libero e le classi politiche che sono al potere ci sono arrivate conquistandosi un largo consenso.

A fianco di queste riflessioni bisognerebbe anche farsi altre domande. Per esempio: perchè esplodono proteste in Turchia e Brasile e non in paesi come l’Italia, la Spagna, la Francia, il Portogallo? Non che non ci siano state le proteste in questi paesi, ma è innegabile il fatto che la valenza fosse ben diversa da ciò che accade, per esempio, in Turchia.

Allo stesso tempo credo che le dimostrazioni in Brasile e Turchia siano qualcosa di diverso da quelle avvenute (e ancora in larga parte inconcluse) in Egitto, in Tunisia, in Libia, paesi nei quali realmente le classi al potere lo mantenevano senza alcun consenso popolare.

Si dovrebbe concludere che chi in Turchia e in Brasile scende in piazza non si accontenta, evidentemente, di lavoro, benessere, democrazia che, sia ben inteso, sono sempre parziali, possono sempre essere allargati e perfezionati.

E’ l’Africa? Nel continente ci sono paesi che crescono come e forse più di Brasile e Turchia (Etiopia, Angola, Mozambico, Nigeria) e si tratta di paesi nei quali la classe politica che li guida è al potere grazie ad un meccanismo tutt’altro che democratico. Inoltre quelle classi politiche hanno distribuito la ricchezza molto meno di quanto hanno fatto e fanno Erdogan e Dilma Roussef. E, ancora, in Africa la repressione non è quella che hanno messo in campo Turchia e Brasile. In Africa si spara sulla folla non con idranti, lacrimogeni e pallottole di gomma.

Personalmente sono convinto che quando la gente protesta in strada ne ha buoni motivi e va appoggiata. Quando ci sono dimostrazioni come quelle in Turchia e in Brasile evidentemente c’è un disagio che le classi politiche non sanno interpretare e che forse gli stessi manifestanti non sanno esprimere.

Per ora, in attesa di ulteriori riflessioni o di chiarimenti, l’unica conclusione concreta è che, evidentemente, lavoro, benessere, democrazia non sono sufficienti a immunizzare i sistemi sociali dalle proteste

2 comments for “Riflessioni (inconcluse) su Africa, Brasile, Turchia

  1. 19 giugno 2013 at 21:28

    Condivido…e non è un caso che la protesta in Turchia sia nata innanzitutto per tutelare un parco cittadino…luogo simbolico di libertà e benessere.

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