Ruanda: pressione demografica e conflitti

Il piccolo Ruanda ha superato i 10 milioni e mezzo di abitanti, segnando una crescita demografica del 29,6% rispetto al 2002; dieci anni fa, infatti, i ruandesi erano 8,2 milioni. I dati del quarto censimento della popolazione sono stati resi noti dal ministro delle Finanze e della pianificazione economica. Nella capitale, Kigali, vive 1,1 milione di persone, ma la provincia dell’Est è quella più densamente popolata, con 2,6 milioni di abitanti. I risultati confermano l’elevata densità di popolazione a livello nazionale con 416 abitanti per chilometro quadrato, ma soprattutto a Kigali, dove gli abitanti per chilometri quadrato sono 1556.

Nel piccolo Ruanda (poco più di 26 mila kmq di superficie) la pressione demografica è un fattore determinante dato che la terra è insufficiente per tutti, sia per gli allevatori tutsi che per gli agricoltori hutu. Tra le ragioni del conflitto eterno tra queste due etnie, divenute tristemente famose per il genocidio del 1994, c’è proprio il fatto che la terra è una ricchezza contesa.

Nell’era Paul Kagame, il leader del Fronte Patriottico Ruandese divenuto presidente dopo il genocidio, il Ruanda ha cominciato a guardare alle terre oltre confine, cioè nella Repubblica Democratica del Congo. Sono molte le ragioni che hanno fatto ritenere alla leadership di Kagame che una soluzione alla pressione demografica avrebbe potuto essere quella di “allargare il paese”. Del resto la regione congolese del Kivu è abitata da una folta discendenza di profughi ruandesi, i cosiddetti banyamulenge. Inoltre quelle terre sono ricchissime di minerali preziosi che il sottosuolo del Ruanda, seppure così vicino, non possiede: coltan, cobalto, rame, oro, uranio. Si tratta, poi, di regioni enormemente lontane da Kinshasa, dove risiede il potere centrale congolese, e da dove il governo di Joseph Kabila non riesce ad esercitare completamente il proprio potere.

Si tratta di una serie di ragioni che da un ventennio rendono le regioni orientali del Congo una polveriera. La crisi di questi giorni nel Kivu, determinata dal Movimento M23, è solo l’ultima di un conflitto che vede in prima linea il regime ruandese che considera le frontiere con il Congo una valvola di salvezza per la pressione demografica interna. Così il movimento di Laurent Nkunda, qualche anno fa, e l’M23 oggi, sono espressione proprio di questo inconfessabile desiderio di espansione ruandese. Se si calcola poi che il Kivu è ricchissimo di minerali che il Ruanda non ha, si capisce come questo “sogno” accarezzi i dirigenti del piccolo, insignificante Ruanda.

E si capisce come i dati dell’ultimo censimento della popolazione, citati in apertura di questo articolo, costituiscano una ulteriore spinta a quello che potremmo definire l’espansionismo ruandese nella regione dei Grandi Laghi.

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