Sahel: una carestia senza riflettori. Vince la guerra

imagesLa guerra in Mali avanza verso il Nord. Ci sono stati bombardamenti sulla periferia di Toumboutou e Gao. E mentre la crisi prosegue la sua evoluzione sul piano militare nel campo degli islamisti, c’è una novità politica: all’interno del Movimento Ansar Eddine, touareg locali alleati dei gruppi integralisti arrivati dall’estero, si è prodotta una scissione.

La nuova formazione si chiama MIA, Movimento Islamico dell’Azawad e i leader hanno già espresso la volontà di trattare con chiunque: la Francia per combattere assieme a loro, il governo di Bamako per trovare soluzioni politiche condivise. I neo-leader hanno comunicato con solennità di smarcarsi totalmente da ogni gruppo terroristico, di condannare e respingere ogni forma di estremismo e di terrorismo, e di impegnarsi a combatterli.

Insomma si tratta di dissidenti che capovolgono completamente lo spirito del gruppo dal quale provengono. Ci sarà da credere loro?Sta di fatto che si tratterebbe della famosa spaccatura all’interno degli islamici del nord tanto decantata una quindicina di giorni fa e poi rientrata con l’avanzata verso Bamako, fermata dalla Francia.

Più facilmente si tratta della solita manovra degli opportunisti, sempre presenti in queste guerre combattute in nome del popolo: il tentativo cioè di saltare sul carro del vincente e conquistarsi così un posto al sole nel futuro politico del dopo-crisi.

Intanto con i bombardameti sul nord e l’avanzata francese si sarebbe aperta la fase più delicata dell’intervento militare. Delicato anche per la popolazione civile: occultata infatti dalla guerra, nel Sahel, proprio in queste regioni, è in corso una delle più gravi carestie degli ultimi anni. Ma la guerra, insensibile e irrispettosa, si conquista i riflettori dell’attualità.

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