Salvarsi dal naufragio e restare vittime del regime. E’ la sorte di molti migranti eritrei

imagesTra tutti gli africani che costituiscono il popolo dei migranti gli eritrei sono forse i più perseguitati. Se riescono ad approdare indenni sulle coste europee non è detto che il regime dal quale sono scappati smetta di conficcare gli artigli nelle loro carni.

Il regime eritreo è tenace, dotato di informatori attenti anche fuori dai propri confini e soprattutto pretende, e spesso ci riesce, di vivere di rendita su una guerra di liberazione eroica finita da venti anni e guidata da una parte degli uomini al potere ancora oggi che hanno sempre rifiutato, con la forza, di applicare la costituzione, di fare le elezioni, di concedere libertà di stampa e diritti civili.

Così il regime dell’eterno presidente Isaias Afewerki chiede a tutti i numerosissimi esponenti della diaspora una tassa sui redditi che producono all’estero. Si tratta di una imposta introdotta ufficialmente nel 1995 ma che in realtà affonda le sue radici ancora prima. Nel 1993, infatti, anno del referendum che sancì l’indipendenza dall’Etiopia, l’Eritrea chiese agli espatriati di donare una parte dei loro redditi per contribuire alla ricostruzione del paese. La risposta degli eritrei, che amano il loro paese e sono orgogliosi di appartenervi, anche se sono all’estero, fu più che generosa.

Proprio quella generosità convinse il regime che si poteva istituzionalizzare quella tassa per compensare il fatto che i dirigenti del paese, per continuare a mantenersi al potere senza fare elezioni, dovevano mantenere il paese sempre sul piede di guerra, con un nemico esterno da combattere e una emergenzada affrontare.

Così nel 1995, appunto, fu istituita la Diaspora Income Tax Proclamation e quando nel 1998 scoppia una nuova guerra con l’Etiopia il regime chiede anche una Una Tantum cospicua per affrontare le spese della guerra ed evitare una “invasione” del paese. Gli immigrati eritrei non si tirano indietro e la risposta fu ancora una volta generosa.

Con il passare del tempo però, e la crisi che cominciò a colpire l’Europa, la tassa è divenuta pesantissima per gli immigrati che, oltre a dover mantenere le famiglie in un paese che è alla fame, dovevano anche mantenere un regime oppressivo e violento.

Molti di loro però devono sottostare a tutto questo perché il regime, attraverso ambasciate e consolati, non fornisce documenti a chi non ha pagato questa tassa e quindi, di fatto, impedisce il rientro in patria per trovare familiari o anziani genitori. Inoltre si sa di vessazioni e richieste di denaro che il regime farebbe alle famiglie in Eritrea di immigrati che non hanno pagato la tassa.

Insomma una vera persecuzione dalla quale non ci salva nemmeno se si sopravvive ai trafficanti di uomini e ai naufragi nel Mediterraneo

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