Se i dittatori africani si dimettessero come il Papa

imagesL’Agenzia Misna ha pubblicato un’interessante rassegna stampa sui giornali africani riguardo le dimissioni di Benedetto XVI e la possibilità che il prossimo Papa sia africano.

Quasi tutti i media citati (e sono diversi) hanno apprezzato la rinuncia al potere di Papa Ratzinger e alcuni hanno accostato il suo gesto a quello di Mandela che, pur potendo ripresentarsi per un secondo mandato (dall’esito scontato), rinunciò e si ritirò a vita privata.

La più esplicita è la testata beninese l’Evénement Prècis che scrive, testualmente che “Quello di Benedetto XVI…è un gesto pieno di realismo al quale numerosi dirigenti africani dovrebbero ispirarsi”. La stessa fonte ricorda “l’eccezione” del presidente sudafricano Nelson Mandela che poteva restare il presidente del suo paese in eterno.

Sull’ipotesi di un Papa nero quasi tutti citano i quattro candidati più accreditati: il ghanese Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, favorito un po’ da tutti. Fin troppo favorito e per questo motivo già un po’ bruciato. C’è poi il nigeriano John Onaiyekan, 69 anni, arcivescovo di Abuja, nominato cardinale lo scorso ottobre e particolarmente apprezzato per il suo impegno a favore del dialogo tra cristiani e musulmani nel suo paese. L’altro nigeriano, Francis Arinze, Cardinal e vescovo dal 2005, rischia di essere penalizzato dalla sua età avanzata, ottanta anni. C’è poi ancora il 69 enne cardinale guineano Robert Sarah, dal 2010 presidente del Pontificio consiglio Cor Unum ed emissario del Pontefice nella crisi siriana.

Gran parte dei media africani però concordano sul fatto che sognare un Papa nero non costa nulla, ma la realtà è che i tempi non sono ancora maturi. Potrebbe anche esserci un colpo di scena e, in tal caso, si tratterebbe di una mossa politica e religiosa coraggiosa e, allo stesso tempo, di grande lungimiranza.

Le sfide della Chiesa in Africa sono potenti. Su un miliardo di abitanti ci sono 160 milioni di cattolici in un continente nel quale è in corso un poderoso tentativo di penetrazione islamica, si pensi al Mali, alla Somalia, alla Nigeria del nord, solo per fare alcuni esempi, dove la penetrazione assume caratteristiche di integralismo religioso armato. C’è poi l’espansione dei movimenti pentecostali che si stanno allargando a macchia d’olio.

In Africa un Papa nero avrebbe lo stesso effetto dell’elezione di Barak Obama negli Stati Uniti, cioè darebbe un grande impulso ai cattolici che acqusterebbero un peso maggiore e una più forte capacità di influenza.

Ma allo stesso tempo una scelta di questo tipo imporrebbe al Vaticano di affrontare temi scottanti come il matrimonio dei preti, l’astinenza sessuale per prevenire l’Aids, che in Africa sono temi sui quali la gente comune rischia di non comprendere le indicazioni della Chiesa.

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