Si chiama land grabbing, bellezza

imagesIl ministro dell’Agricoltura ugandese ha detto di non vedere nessun problema nel caso rappresentanti del governo o dell’industria cinese chiedano di poter prendere in affitto delle terre agricole in Uganda e qui coltivare cibo destinato al mercato cinese. La dichiarazione del ministro è pubblicata dal quotidiano filo-governativo ‘New Vision’ che riporta, virgolettate, le ulteriori dichiarazioni del ministro:“L’Uganda sta presentando agli investitori una politica delle porte aperte. Qui esistono molte terre, in particolare nel nord del paese, e molte di queste pur essendo fertili non sono ancora coltivate”. Il ministro ha poi sottolineato che la terra appartiene alle comunità locali, di conseguenza si potrebbero creare delle partnership con i legittimi proprietari per contribuire allo sviluppo delle regioni rurali.

Fin qui la notizia e le riflessioni del ministro che avvengono proprio nel momento in cui la Cina sta affannosamente cercando terre. Gli esperti della pianificazione infatti hanno stabilito che Pechino avrà bisogno di importare per i prossimi trent’anni cento milioni di tonnellate di cibo all’anno per evitare l’insufficienza alimentare della propria popolazione.

Come si può capire per la Cina cibo, energia e acqua sono un imperativo sociale totalizzante. Se non arriveranno nessuno sarà in grado di gestire la situazione sociale in un paese in cui il popolo ha risposto a tutti gli appelli dei dirigenti negli ultimi venti anni. Hanno lavorato duro, hanno fatto della Cina una grande potenza, ora si aspettano il benessere. Un benessere come quello occidentale, né più né meno. I cinesi sono un miliardo e trecento milioni, in gran parte sono giovani e se qualcuno negherà loro questo benessere non avrà lunga vita politica.

Le dichiarazioni del ministro ugandese prendono atto di questo bisogno e mettono il proprio paese sul mercato. Vien da dire come ai tempi del colonialismo quando Francia e Gran Bretagna specializzarono le proprie colonie nella produzione di prodotti agricoli che servivano alla madre patria: cotone, caffè, arachidi, cacao, tralasciando i bisogni delle popolazioni locali.

Il ministro ugandese dice esattamente questo: “vi affittiamo le nostre terre per coltivare cibo per il mercato cinese”, tralasciando i bisogni locali. Si, perché spesso poi le popolazioni locali non godono nemmeno di quella auto sufficienza alimentare che farebbe diventare tollerante l’affitto delle terre. Non godono di autosufficienza alimentare anche per la crisi economica che fa lievitare i prezzi dei prodotti di prima necessità perché la domanda è alta e l’offerta bassa. Ecco, tutto questo si chiama Land Grabbing.

1 comment for “Si chiama land grabbing, bellezza

  1. Giuseppe
    26 novembre 2013 at 23:05

    A mio avviso, prima di pensare ad affittare le terre ai cinesi, il ministro ugandese dovrebbe preoccuparsi dei bisogni delle comunità locali. Difatti, come evidenziato all’interno dell’articolo, spesso “le popolazioni locali non godono nemmeno di quella auto sufficienza alimentare che farebbe diventare tollerante l’affitto delle terre. Non godono di autosufficienza alimentare anche per la crisi economica che fa lievitare i prezzi dei prodotti di prima necessità perché la domanda è alta e l’offerta bassa”. A tal proposito, le stesse popolazioni locali potrebbero pensare di organizzarsi, in un’ottica di societing, al fine di imporre dei cambiamenti radicali provenienti dal basso atti al miglioramento del sistema.

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