Si fa presto a dire ricchi. Ci vuole una vocazione…

imagesDue storie di acqua e elettricità. La prima viene dalla Nigeria, Delta del Niger, comunità di Ugborodo dove la popolazione ha messo in atto una protesta contro il gigante nordamericano dell’Energia, la Chevron. Ha bloccato la costruzione di un gasdotto chiedendo che anche ai loro villaggi venga allacciata l’elettricità. E’ arrivata la polizia e l’esercito, ci sono stati arresti e violenze ma la protesta non si è fermata.

Non è la prima volta che la comunità di Ugborodo protesta. L’anno scorso anche la presidenza federale aveva intimato alla Chevron di fornire, secondo gli accordi, elettricità ai villaggi, ma non se ne era fatto niente. Ora gli abitanti non ne vogliono più sapere anche perchè vivono a poche centinaia di metri da impianti in grado di produrre un surplus di energia di 50 megawatt. Impianti, tra l’altro, che forniscono energia a tutta la regione di Lagos, al Benin, al Togo e al Ghana, ma non alla popolazione locale, vera proprietaria degli immensi giacimenti di greggio e gas naturale sui quali galleggiano.

Storia analoga in Congo, da dove viene la seconda storia. Attivisti per i diritti umani della vivace e intelligente società civile della Repubblica Democratica del Congo hanno denunciato il continuo degradarsi delle condizioni di vita della popolazione. Sotto accusa la Società Nazione dell’Elettricità, la SNEL, e la Regia Distribuzione dell’Acqua, la REGIDESO, per le continue violazioni del diritto all’acqua e all’energia. I militanti hanno fornito dati della Banca Mondiale secondo i quali appena un quarto dei circa 68 milioni di abitanti del Congo ha accesso all’acqua potabile. Il dato scende al 10% se si considera la diffusione dell’elettricità. Tutto questo nonostante le foreste e le ricchezze del sottosuolo di questo paese, che custodisce in particolare coltan, diamanti e cassiterite.

Il Congo, ricordano ancora gli attivisti, è uno dei paesi più poveri del mondo. Nella classifica dell’Onu sullo sviluppo umano occupa il 187° e ultimo posto. La mancanza di acqua potabile contribuisce in modo decisivo alla diffusione di malattie come il colera e la febbre tifoide. Nel loro appello, infine, i militanti per i diritti umani, ricordano che il paese ha un potenziale idroelettrico enorme. Il fiume Congo, lungo 4320 chilometri, rappresenta da solo il 38% del volume d’acqua riversato dall’Africa negli oceani che la bagnano. E, aggiungiamo noi, le tre dighe INGA previste sull’ultimo tratto del suo corso, dovrebbero fornire energia su tutta la costa occidentale dell’Africa, fino al Marocco e una parte d’Europa. Ma non ai congolesi che di quella energia sono i proprietari veri.

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