Sud Sudan: costretti a fare la pace

Sud Sudan: costretti a fare la pace

Riek Machar, il leader dei ribelli sudsudanesi è tornato a Juba. In una cerimonia ha incontrato il suo rivale, il presidente Salva Kiir, è stato nominato vice-presidente, cioè la stessa carica che ricopriva qualche mese prima dello scoppio della guerra civile, nel dicembre del 2013, ha parlato della necessità della riconciliazione e come il suo rivale si è impegnato a mantenere il cessate il fuoco e a formare a breve un nuovo governo di unità nazionale.

Sulla carta la guerra civile sudsudanese è finita. I due rivali appartengono allo stesso governo: Salva Kiir presidente e Riek Machar è il suo vice. Di fatto questa pace arriva per sfinimento: nessuno dei due era in grado di sconfiggere l’avversario, nessuno dei due poteva sperare di essere riconosciuto totalmente dalla comunità internazionale, nessuno dei due poteva sfruttare i ricchi giacimenti di petrolio del paese.

In sostanza Riek Machar e Salva Kiir sono stati costretti a fare la pace: dalla comunità internazionale che premeva da tempo, e dalla realtà oggettiva che non aveva sbocchi per nessuno dei due. Ora tutto è stato ripristinato come era prima del conflitto. C’è un cessate il fuoco e l’impegno a formare un governo. Ma ci sono anche tutte le contraddizioni e i contrasti che avevano provocato la rottura e fatto scoppiare la guerra civile.

La situazione, infatti, precipitò alla fine del 2013 dopo che Kiir accusò Machar di aver pianificato un colpo di stato e da allora i combattimenti, fra alti e bassi, si sono protratti fino ad oggi e hanno progressivamente assunto connotazioni etniche che hanno portato a gravissime conseguenze in termini di massacri di civili e di distruzioni di intere città e infrastrutture pubbliche, in particolare negli stati di Jongley, dell’Alto Nilo e di Unità, quelli ricchi di giacimenti petroliferi, dove da sempre convivevano le etnie dinka e nuer.

La guerra civile era stata disastrosa: in poco più di due anni ha provocato due milioni di profughi, sfollati o rifugiati nei paesi vicini e diverse decine di migliaia di morti per la guerra o per le conseguenze della guerra. Il Sud Sudan, in sostanza, era tornato ad essere una emergenza umanitaria tra le più gravi del pianeta.

La guerra, di fatto, era risultato di una sorta di legge non scritta che molti leader africani non riescono a non rispettare. Quella cioè che il potere o è totale, o non è (per sè e per la propria etnia). Machar e Salva Kiir infatti hanno partecipato insieme alla guerra per l’indipendenza, sono stati entrambi indispensabili alla vittoria. Una volta ottenuto il potere sono bastati due anni perchè entrambi pensassero che uno dei due era di troppo. Ora sono stati costretti a fare la pace. Speriamo che siano anche disponibili a disattendere quella funesta legge.

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