Sud Sudan: guerre dimenticate e interessi occulti

Fumata nera sull’accordo di pace nel Sud Sudan. Il presidente Salva Kiir, riunito ad Addis Abeba con il capo dei ribelli Riek Machar, non ha firmato l’intesa a fronte della scadenza per lo scattare delle sanzioni internazionali fissata. Sulla carta da oggi i due leader sono sotto sanzioni. Le parti si rincontreranno tra quindici giorni per un nuovo round di colloqui. Lo ha reso noto il mediatore della crisi Seyoum Mesfin, del gruppo regionle Igad, l’Autorita’ intergovernamentale sullo sviluppo dei paesi del’Africa orientale che raggruppa sette membri, Uganda, Eritrea, Gibuti Etiopia, Kenya, Somalia, Sudan.

Da quando è scoppiata la guerra civile in Sud Sudan, nel dicembre del 2013, la mediazione etiope non ha fatto un passo avanti, ha solo collezionato insuccessi, rotture e rinvii, come quello di cui sopra. Salva Kiir e Riek Machar si rivedranno tra quindici giorni probabilmente per aggiungere un fallimento a tutti gli altri.

Il problema è, certamente, che la mediazione è difficile: cosa concedere a due personaggi che avevano già il massimo, uno presidente e l’altro vice-presidente. Entrambi considereranno una sconfitta qualunque concessione che non dia loro di più di ciò che avevano. E un “di più” in questo caso non c’è. Il fatto è che i due non hanno contenuti, cioè linee diverse, concezioni differenti sullo sviluppo del proprio paese. La guerra in Sud Sudan è semplicemente una questione di potere. E Salva Kiir e Machar considerano che il potere o è assoluto o non è.

Ma l’altro problema di questa guerra dimenticata è che nella regione e non solo, le diverse potenze hanno tutte grossi interessi da difendere o da proteggere. Il Sud Sudan è una bolla di petrolio e di acqua incastrata in mezzo all’Africa. Petrolio e acqua interessano tutti ma bisogna trasportarle altrimenti sono ricchezze inutili.

Dunque bisogna trovare terminali, oleodotti, canali, acquedotti, dighe. Insomma immense opere che le grandi potenze (asiatiche, europee, arabe) vorrebbero offrire e che i paesi della regione vorrebbero ospitare. Cos’ la mediazione etiope e dell’Igad rischia di essere inquinata da questi interessi. Insomma rischia di essere più importante come si esce da questa guerra piuttosto che la guerra in sé e le sofferenze (profughi, morti, violenze, stupri) e i danni che produce.

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