Sudan: due anni fa la secessione del Sud

imagesEsattamente due anni fa l’Africa diventava composta da 54 nazioni. Il più grande paese del continente, il Sudan, scompariva e si trasformava in due entità geografiche ed etniche che per poco meno di sessanta anni si sono quasi ininterrottamente fatti la guerra. Le due entità diventarono il Sudan e il Sud Sudan.

Al Sud ci furono festeggiamenti e giubilo. Per i dieci milioni circa di abitanti si avverava un sogno e si apriva la possibilità di un futuro senza guerra, un futuro di prosperità e di sviluppo, come promettevano i leader militari e ora leader civili di una nazione vera e propria.

Purtroppo le cose non sono andate così. Questi due anni sono trascorsi praticamente con una guerra di frontiera che ha prodotto migliaia di profughi, bombardamenti aerei del nord, attacchi oltre frontiera, insicurezza, precarietà, malnutrizione.

La secessione è diventata un prezzo troppo alto da pagare per il Sud e anche per il Nord.

images (1)Il Sud non ha risorse. L’unica che ha è il petrolio, ne ha tanto, ma è come se non ce l’avesse: non ha oleodotti, non ha strade, non ha mezzi capaci di trasportarlo e non ha, ovviamente, nemmeno ferrovie e terminali dai quali esportarlo. Così il Sud non esporta nulla e deve importare tutto. Di fatto vive di aiuti internazionali.

Il Nord non sta meglio. Khartoum, la capitale, era diventata una città ultramoderna con grattacieli, centri commerciali, strade, ponti, ospedali tutto fatto con i soldi del petrolio per il cui sfruttamento il presidente Omar Al Bachir aveva fatto contratti miliardari con i cinesi che hanno rifatto Khartoum e hanno elargito denaro agli uomini di potere che li hanno divisi con i loro potenziali rivali, per stare al sicuro da colpi di mano che in Africa non sono mai passati di moda.

Oggi senza il petrolio il potere di Omar Al Bachir (che è anche accusato di crimini di guerra dalla Corte dell’Aja) vacilla e gli oppositori si sono fatti più forti, si sono coalizzati, minaccano apertamente come non avevano mai fatto. Nel Nord Sudan, a detta di molti e ben informati analisti, potrebbe esplodere una di quelle cosiddette “primavere arabe” che hanno cambiato il volto a molti paesi negli ultimi tre anni.

Insomma il caso Sudan è uno di quegli esempi che dimostrano che le dinamiche sociali e politiche sono complesse e, di solito, procedono lentamente. Le Rivoluzioni non sono quasi mai risolutive, come pure le secessioni o i mutamenti a tavolino dei confini (seppure in Africa quelli lasciati dal colonialismo hanno creato problemi a non finire). Basta ricordare il caso Etiopia ed Eritrea. Quest’ultima nel 1993 con un memorabile referendum si distacco, con il consenso di Addis Abeba, dall’Etiopia. Anche in quel caso festeggiamenti e speranze per il futuro. Tutte infrante cinque anni dopo con lo scoppio della guerra tra Etiopia ed Eritrea. Oggi è la volta del Sudan e a due anni dalla secessione del Sud non si vede ancora la soluzione

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