Sudan: un voto senza storia

Sudan: un voto senza storia


Una elezione senza storia. In Sudan si sa già chi vincerà questa consultazione che, sulla carta, dovrebbe portare alle urne tredici milioni di elettori su 38 milioni di abitanti. Il vincitore è il solito, quello che vince tutte le elezioni dal 1989 ad oggi, cioè l’ex colonnello Omar Al Bashir, che andò al potere, nel 1989 appunto, con un colpo di stato.

Omar al Bashir, dunque, è al potere da ben 25 anni. Oggi ha 71 anni ed è rimasto al potere sebbene lui, e il suo paese, in questi 25 anni ne abbiano passate veramente tante.

Quando Bashir prese il potere il Sudan diventò uno dei paesi sponda del terrorismo internazionale che allora non era ciò che è oggi, in quegli anni Bin Laden trovò ospitalità in Sudan e gli Stati Uniti di Clinton trovarono anche il modo di bombardarlo. Poi arrivarono le condanne internazionali per la guerra in Darfur e le accuse della Corte Internazionale a Bashir per crimini di guerra e genocidio. Poi fu il tempo degli accordi di pace per la più lunga guerra civile del continente, quella tra nord e sud Sudan, e dieci anni dopo il referendum e la secessione del sud, che per Khartoum significò la perdita della proprietà sui principali giacimenti di greggio che hanno fatto la ricchezza del paese.

Una storia veramente intensa. Omar Al Bashir, inossidabile, sempre al potere e l’intenzione di rimanervi ancora a lungo. Queste elezioni lo dimostrano. Nonostante ai tempi delle rivolte arabe ci sono stati segnali di insofferenza e di grave malcontento della popolazione che inscenò forti proteste di piazza, e nonostante le proteste dei partiti di opposizione, queste elezioni sono poco più che una farsa. Il vincitore ha già vinto ed è sempre lui.

Omar al Bashir, tra l’altro, riesce a rimanere al potere nonostante nel suo paese convivano tre guerre civili di cui si sa veramente poco. Quella del Darfur che non è mai finita. Quella delle Montagne Nuba, cioè del Sud Kordofan. E quella del Blue Nile. Tre guerre che sono la prova che le accuse della Corte Internazionale sono più che giustificate e allo stesso tempo che non faranno cadere Bashir. Per far vacillare questo dinosauro africano ci vuole ben altro.

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