Terra di conquista… nei secoli dei secoli

beniSono notizie terribili e allo stesso tempo esplicative quelle che arrivano ormai da qualche tempo dalla regione di Beni, nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Terribili perchè parlano di massacri.

L’ultimo è avvenuto in un villaggio qualche giorno fa: una decina di persone sono state uccise nel corso di un attacco compiuto quasi all’arma bianca e le vittime massacrate a colpi di machete, bastoni e pietre. Altri massacri sono stati compiuti con le stesse modalità: decine gli uccisi che vengono tirate fuori dalle case a forza e poi uccisi sul posto, compresi donne e bambini. Sembra ormai certo dalle testimonianze che gli autori appartengano alle Forze Democratiche Alleate (Allied Democratic Forces, Adf).

Secondo l’Uganda, paese nel quale questo gruppo sarebbe nato, si tratterebbe di una formazione di matrice islamica e legata agli jihadisti somali di al Shabaab. Non lo dice solo l’Uganda ma anche il direttore del Parco dei Virunga, Emmanuel de Merode, e anche Martin Kobler, il generale tedesco che guida la missione dell’Onu, la Monusco. Lo dicono sulla base di un lavoro di intelligence, di alcune confessioni e di molti indizi, e sul fatto che i giovani e giovanissimi che vengono reclutati nell’Adf provengono tutti dalla direttrice che dalla Somalia porta all’Uganda. Un altro indizio che consolida questa tesi è il fatto che l’Adf usa gli Ied, cioè gli esplosivi con cui sono stati attaccati e uccisi centinaia di soldati delle missioni internazionali in Iraq e Afghanistan.

Se tutto ciò venisse provato saremmo di fronte ad una serie di eventi che dimostrano che il tentativo di penetrazione islamista in Africa è realmente una strategia messa a punto a tavolino. L’africa del resto, da questo punto di vista, è fragile. In diversi conflitti continentali gruppi armati improbabili e senza nessuna consistenza si sono guadagnati un posto al tavolo del negoziati grazie al fatto di avere messo a ferro e fuoco un paio di villaggi indifesi. Una volta essersi guadgnati un ruolo è ancora più facile mettersi sul mercato, cioè offrire i propri servizi a potenze più o meno occulte che hanno interesse a destabilizzare o ad annullare altre forze in un territorio ambito.

Insomma Adf potrebbe essere la punta avanzata di un tentativo di penetrazione che è già attivo su diverse porzioni del continente: nel nord del Mali, nella costa orientale africana, in Nigeria. Se le forze che finanziano l’Isis in Iraq e Siria o in Libia e Tunisia decidessero che è conveniente sostenere Adf nella regione dei Grandi Laghi il gioco sarebbe fatto.

Si dirà che nella regione dei Grandi Laghi non c’è una popolazione di religione musulmana che può servire da humus politico e sociale a questa penetrazione. Si potrebbe rispondere che non è indispensabile e ce n’è una prova: Il Centrafrica. Questo paese è oggi schiacciato da un conflitto che contrappone una forza di matrice islamica e una cristiana, l’Allenza Seleka e gli anti-Balaka. Anche il Centrafrica non aveva una popolazione musulmana così consistente da far immaginare un conflitto religioso. La realtà sotto gli occhi di tutti è invece questo conflitto c’è. Evidentemente Seleka ha ricevuto sostegno, finanziamenti e armi da qualcuna di queste forze più o meno occulte che ritengono l’Africa un territorio strategico. E quale territorio oggi è più strategico di quello ricchissimo dei Grandi Laghi?

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