Terrorismo made in Africa

Terrorismo made in Africa

Con l’attentato di venerdì in Burkina Faso ormai il terrorismo jihadista è diventato un fenomeno tutto africano e non più solo importato. Al Qaeda per il Maghreb Islamico ha infatti diffuso foto e nomi degli attentatori, definiti, come di consueto, martiri.

Gli attentatori sono tre ragazzi africani, tutti del vicino Mali. Si tratta di Abu Muhammad al-Buqelli al-Ansari, al-Bitar al-Ansari e Ahmad al-Fulani al-Ansari, tutti di nazionalità maliana, laddove il termine ‘Ansari’ indica, nella terminologia di Aqmi, la provenienza dal territorio in cui l’organizzazione è attiva, contrariamente a Muhajiri che indica l’origine da altre aree.

Nel comunicato il solito linguaggio folle e delirante. Si fa appello ai grandi dell’Islam e alla loro determinazione nello spezzare la spina dell’empietà sionista-crociata e apostata, un riferimento quest’ultimo, evidentemente, all’Iran. La nota esorta tutta la “umma” (la comunità islamica) in generale, e in particolare i sunniti a schierarsi contro i complotti mondiali e contro il loro jihad”.

Allo stesso tempo, Aqmi fa riferimento alla moschea di al-Aqsa, affermando, nel comunicato, che i suoi combattenti nel Sahara e in Africa lottano “con lo sguardo rivolto verso la “umma” prigioniera. In una nota precedente, Al Qaeda aveva rivendicato l’operazione spiegando che “l’obiettivo era quello di colpire i covi dei crociati che depredano le nostre ricchezze, aggrediscono il nostro onore e violano i nostri luoghi sacri”.

Come si può vedere ormai l’Africa è invasa dal linguaggio, dagli obiettivi, dalla retorica del terrorismo mediorientale. Se si aggiunge che i tre terroristi sono africani del Mali il cerchio si chiude.

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