“The Mission”: il prodotto di una insana informazione

somalia-profughi copiaInizialmente non volevo intervenire sulla polemica che sta montando intorno al caso di “The Mission”, la trasmissione RAI sui campi profughi realizzata con l’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati e con un “Vip”, un giornalista di fama, un personaggio del Gossip, un attore, o uno sportivo che viene portato sul posto.

La polemica è esplosa tra chi dice che la trasmissione spettacolarizza la sofferenza e strumentalizza i milioni di profughi che vivono in campi sparsi per tutto il mondo per fare “audience”.

E chi, al contrario, dice che si tratta solo di una formula (come ce ne sono tante altre) per sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema che fa parte del nostro mondo.

Francamente io non riesco a dare torto o ragione ad entrambi gli schieramenti. Credo che da una parte e dall’altra ci siano buone ragioni. E quasi sempre frutto di motivazioni sincere, dettate da preoccupazioni genuine o da necessità condivisibili.

Non mi voglio sottrarre però, e un ragionamento lo vorrei fare: credo che “The Mission”, e la polemica sorta sul suo caso, siano il frutto dell’informazione malata che vige in questo paese.

Per esempio vorrei chiedere alla RAI di riflettere su un punto: se effettivamente oggi si sente il bisogno di fare informazione sul problema dei rifugiati, perché in passato è stato assegnato così poco interesse a questo tema? Perché non sono stati fatti programmi su questo tema? E quelli che sono stati fatti, perché sono stati collocati sempre in tarda serata? In fasce di ascolto proibitive? E ancora vorrei chiedere perché i nostri TG sono così poveri di notizie che hanno una attinenza con il problema rifugiati (guerre, questioni internazionali, povertà)?

Agli editori, direttori, capi redattori dei media italiani che dedicano così poco spazio sulle loro testate al problema dei rifugiati, vorrei dire che la necessità di una trasmissione come “The Mission” nasce dal fatto che in Italia manca gravemente l’informazione su questi temi che (per loro sfiga) hanno il difetto di non riguardare da vicino la nostra politica interna alla quale invece viene dedicato uno spazio eccessivo, a volte stucchevole.

In oltre venti anni di lavoro ho visitato decine di campi profughi e ho offerto alla Rai, e a molte altre testate giornalistiche, servizi su campi affollati all’inverosimile, su drammatiche fughe di fiumane di civili da paesi in guerra, su frontiere intasate da fuggiaschi. Raramente, molto raramente, questi servizi sono stati accettati. E non perché, giustamente, c’era un giornalista interno che avrebbe “coperto” la notizia.

No, semplicemente perché “premeva” qualche notizia interna che si conquistava un titolo, una pagina… e cancellava i rifugiati.

“The Mission” mi sembra una trovata mediocre per parlare di un tema che merita tanto interesse, un tema assolutamente di grande attualità. Tema sul quale sarebbe più giusto fare informazione. Informazione vera, intendo. Ma se proprio in questo paese non si può mi rassegno, che se ne parli almeno così.

4 comments for ““The Mission”: il prodotto di una insana informazione

  1. Camilla Giudici
    7 agosto 2013 at 13:08

    Tu sei uno in gamba….siamo d’accordo ‘quasi’ su tutto, e mi delude la tua rassegnazione finale. Qui i protagonaisti non siamo noi, se qui si può fare o non si può fare di meglio, i protagonisti sono loro, i rifugiati, e vedo questa trasmissione come un’ulteriore mancanza di rispetto nei loro confronti. Non mi va che se ne parli comunque, con i vip a fare da testimonial……La gente guarderà che cosa faranno Cucuzza o Emanuele Filiberto sullo SFONDO di una sterminata e VERA folla di disperati. L’ho detto in un altro commento: è ora che le RAI sia meno attenta all’indice di ascolto e più consapevole che è ANCHE suo compito educare la gente ad uscire dai reality show…Anche la vita degli altri è vita VERA ! Con simpatia CIAO!!!

    • Alberto Rovelli
      9 agosto 2013 at 15:49

      Sono pienamente d’accordo con quanto scrive. Brava.
      A Raffaele dico: non arrendiamoci.

  2. 8 agosto 2013 at 10:39

    Anche a me Raffaele, mi stupidce la tua rassegnazione finale. Ma come ci arrendiamo? No, assolutamente. Sono sicuro che come hai sempre fatto continuerai ad informare, raccontare e criticare con un occhio diverso.
    Il problema dell’informazione è centrale in tutte le società, nella nostra dove è palesemente malata, è ancora più grande.
    The Mission, come ho scritto anche nel mio post, oltre a spettacolarizzare la sofferenza porta a pensare che basta una donazione perchè altri (mai identificati) risolvano il problema… Lo vogliamo dire che è una cazzata!

    Ciao Gianfranco

  3. paolo costantini
    8 agosto 2013 at 21:00

    Effettivamente, Raff, mi stupisce la tua “rassegnazione”…. Posso dirti quello che penso veramente??? Si? Non credo alla tua “rassegnazione” e so che ci farai ancora riflettere. E molto! Grazie, Raff! Continua!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *